Pechino beniamina degli ambientalisti?
WWF: Cina è leader della green economy


	
  Secondo il rapporto del WWF "Clean economy, living planet" , la Cina è in testa alla classifica dei 25 paesi più attivi nella produzione e vendita di tecnologie per l'energia pulita. Pechino si sta davvero trasformando in paladina dell'ambiente?
Pale per la produzione di energia eolica
 

Secondo il rapporto del WWF "Clean economy, living planet" , la Cina è in testa alla classifica dei 25 paesi più attivi nella produzione e vendita di tecnologie per l'energia pulita. Pechino si sta davvero trasformando in paladina dell'ambiente?

Milano, 5 giugno 2012 - In occasione della Giornata mondiale per l'ambiente e a pochi giorni dalla Conferenza della Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile in programma a Rio, il WWF ha pubblicato il suo nuovo rapporto "Clean economy, living planet" che classifica 25 paesi in base alla produzione e alla vendita di tecnologie energetiche pulite come pannelli solari e turbine eoliche. Lo studio, curato da Roland Berger Strategy Consultant e commissionato dalla associazione ambientalista mondiale WWF, afferma la leadership della Cina sul fronte dell'ecologia, almeno in termini economici e di mercato. In termini di valore totale delle vendite di tecnologie per la produzione di energie pulite, la Cina guida la classifica, seguita da Stati Uniti e Germania. Mentre nel ranking prodotto dal rapporto tra le vendite e le dimensioni dell'economia del paese, la Danimarca si piazza al primo posto, tallonata da Cina e Germania, mentre gli Usa cadono al 15 posto. Un giudizio complessivo sull'andamento della green economy vede i paesi dei continenti asiatico e americano in forte crescita, mentre la produzione e la vendita nei paesi dell'Unione Europea è in una situazione di stallo o addirittura di calo.

L'Asia spadroneggia anche nella classifica dei maggiori produttori di strutture per la generazione di energia eco-compatibile: Taiwan (+36%), Cina continentale (+29%), India (+19%), Corea del Sud (+19%) e Stati Uniti (+17%) sono i 5 paesi leader di un settore economico in pieno boom a livello globale. Nel 2011 le vendite mondiali dei prodotti di questo settore sono aumentate del 10%, sfiorando un totale dei ricavi di 200 miliardi di euro, anche se rispetto agli anni precedenti i valori sono distribuiti in modo meno equilibrato tra i paesi. Il rapporto dell'associazione del Panda afferma che entro il 2015 il settore delle energie sostenibili potrebbe rivaleggiare con il mercato del petrolio e del gas, raggiungendo un volume degli scambi compreso tra 240 e 290 miliardi di euro. La green economy si qualifica a pieno titolo come un investimento dal ritorno garantito e conferma il ruolo di traino dell'economia mondiale per i paesi Bric. Le nazioni in via di sviluppo sono anche al centro degli obiettivi della Conferenza di Rio, dal titolo "Cibo, acqua ed energia per tutti", che a vent'anni dalla sua prima enunciazione rilancia il concetto di sviluppo sostenibile.

Pechino sta investendo molto nel campo delle energie rinnovabili e nella riduzione dell'inquinamento nel paese: osservato speciale degli ambientalisti di tutto il mondo, la Cina ha costruito la sua fortuna economica anche sull'utilizzo di mano d'opera a basso costo e di strutture produttive arretrate, spesso a scapito del suo immenso patrimonio naturale e delle popolazioni che lo abitano. Le notizie di incidenti ambientali nel Paese del Dragone sono numerosissime, ma negli ultimi mesi sono state parzialmente controbilanciate da alcuni provvedimenti messi in campo dal governo cinese per ridurre l'impatto sull'ambiente delle industrie della "fabbrica del mondo". In particolare, l'utilizzo di energie rinnovabili pare essere in forte crescita nel paese: le turbine per l'energia eolica hanno prodotto 17,6 gigawatt nel 2011 con una capacità produttiva in aumento del 39,4%; i pannelli fotovoltaici sono passati da un output di 100mila kilowatt nel 2005 ai 600mila del 2010; le centrali nucleari hanno un potenziale di 10,82 milioni di kilowatt in costante crescita con la costruzione di nuovi impianti; infine anche le risorse di energia derivata da biomasse sono sfruttate ampiamente, con una capacità di 5 milioni di kilowatt annuali.

Campione mondiale per il consumo di energia, la Cina si sta muovendo nella direzione dell'ecologia e del rispetto dell'ambiente, anche se le sue mosse sono state a volte maldestre, come nel caso delle controversie tra il governo cittadino di Shanghai e il consolato americano sulle misurazioni dell'inquinamento dell'aria della città che ha portato i cinesi a intimare uno stop alla pubblicazione dei dati dei macchinari made in Usa, sempre nettamente superiori rispetto ai valori di quelli gestiti dalle autorità locali. Si tratta dell'ennesima schermaglia diplomatica sul tema e giunge in seguito all'imposizione da parte di Washington di dazi doganali protezionistici contro l'importazione di pannelli solari prodotti in Cina a costi molto inferiori rispetto ai concorrenti americani, tagliati fuori da questo fiorente mercato anche in patria.

Per celebrare la Giornata mondiale per l'ambiente anche a Pechino si sono svolti eventi "green", tra cui quello organizzato da Huang Yi-Lun, taiwanese e pechinese d'adozione che insegna ai suoi concittadini a fare la raccolta differenziata. Huang lavora con la ong cinese Friends of Nature, molto impegnata sul fronte dell'inquinamento industriale, come dimostra il suo coinvolgimento nella causa indetta nello Yunnan contro un'azienda responsabile dello sversamento di rifiuti tossici in un bacino idrico. Ma sempre dalla Cina giunge oggi una notizia che non farà piacere agli ambientalisti: durante il summit Russia-Cina in atto in questi giorni a Pechino, Putin e Hu Jintao stanno discutendo anche dell'intensificazione degli scambi di carbone, gas e petrolio, una collaborazione considerata "strategica" dal premier russo e che starebbe "davvero cambiando l'intera configurazione della mercato energetico globale".

valeria.gazzoni@ilgiorno.net

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