Reati contro l’ambiente:
Pechino apre alle cause guidate da Ong cinesi


	
  Per la prima volta in Cina una causa per inquinamento ambientale avanzata da una Ong potrebbe arrivare sui banchi di un aula di tribunale. Un'azienda accusata dello scarico illegale di 5000 tonnellate di rifiuti tossici potrebbe essere condannata a un maxi risarcimento alla popolazione
Le colline intaccate dai rifiuti tossici


 

Per la prima volta in Cina una causa per inquinamento ambientale avanzata da una Ong potrebbe arrivare sui banchi di un aula di tribunale. Un'azienda accusata dello scarico illegale di 5000 tonnellate di rifiuti tossici potrebbe essere condannata a un maxi risarcimento alla popolazione

Kunming, 24 maggio 2012 - In un processo storico per la legge della Repubblica Popolare, due organizzazioni non-governative hanno avanzato la richiesta per un risarcimento di 10 milioni di yuan (circa 1.250.000 euro) per i danni all'ambiente e alle persone causati dai rifiuti tossici scaricati illegalmente da due industrie chimiche nella provincia meridionale dello Yunnan. Il 23 maggio, Friends of nature e la Chongqing green volunteer association hanno incontrato in tribunale i responsabili delle aziende incriminate, Luliang chemical industry e Luliang peace technology. Secondo quanto affermato da Guo Jinghui, portavoce di Friends of nature, il denaro verrebbe interamente utilizzato per la bonifica delle aree inquinate della città di Qujing. La cittadina si è schierata come parte civile nella causa, intentata lo scorso settembre ed accettata dalla Corte del Popolo di Qujing nel mese di ottobre 2011. Un tribunale speciale per casi di inquinamento ambientale era stato creato dalla corte nel 2008.

Sette persone sono già state condannate al carcere dopo che le due aziende sono risultate colpevoli di aver scaricato circa 5000 tonnellate di scorie contaminate con cromio nel bacino acquifero della città e nelle colline limitrofe tra aprile e giugno dello scorso anno. Le piogge stagionali hanno fatto sì che le sostanze chimiche raggiungessero le falde acquifere da cui attingono allevamenti e case, provocando la morte di 77 capi di bestiame. Anche se non sono stati accertati decessi legati a questo incidente, sono ben 14 i casi di cancro registrati nella popolazione locale a partire dal 2002 e gli esperti sospettano che siano dovuti alle acque contaminate.

La Luliang chemical è uno dei maggiori produttori asiatici del solfato di cromio, una sostanza impiegata nella conciatura delle pelli. L'azienda già ha pagato ai proprietari del bestiame un risarcimento danni di circa 14mila euro, ma avrebbe sempre sostenuto la propria estraneità alla vicenda, addossando le colpe alla gestione precedente degli impianti, che ha acquistato nel 2002. Nonostante le fosse stato intimato di sospendere la produzione, in ottobre l'azienda avrebbe riaperto i battenti. Gli impianti risultano, ora, chiusi e le autorità cittadine ritengono che i lavori di bonifica delle acque locali di rimozione di parte delle scorie tossiche potrebbero essere conclusi entro la fine dell'anno.

Questa causa civile potrebbe rappresentare una pietra miliare per la legislazione cinese in quanto è la prima vertenza legale per l'interesse pubblico ad essere stata avanzata da una Ong. Sono già state presentate delle bozze di revisione del Codice che prevedono che "organizzazioni legalmente riconosciute e gruppi sociali" potranno avanzare azioni legali in casi di inquinamento ambientale ed altri reati contro l'interesse pubblico, bozze che sono ancora in attesa di approvazione. Se precedenti casi intentati da parte di organizzazioni non governative erano stati respinti dalle corti perchè le accuse non provenivano dai soggetti che avevano subito il reato, le sorti di questo processo potrebbero essere, quindi, determinanti per le scelte del governo.

valeria.gazzoni@ilgiorno.net

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