“Così racconto come cambia la mia Cina” A scuola di letteratura e arte da Ou Ning
L'attivista e curatore di mostre a dialogo con gli studenti della Statale di Milano spiega la sua idea di letteratura impegnata e analizza le vicende politiche e sociali del Dragone. Tra pillole di Calvino e moniti di Noam Chomsky
L'attivista e curatore di mostre a dialogo con gli studenti della Statale di Milano spiega la sua idea di letteratura impegnata e analizza le vicende politiche e sociali del Dragone. Tra pillole di Calvino e moniti di Noam Chomsky
di Luca Zorloni (左 露珂)
Milano, 26 marzo 2012 – Ha una bella faccia tosta Ou Ning, intellettuale, curatore di mostre e attivista cinese. E come definire altrimenti uno che nel clima pruriginoso di Pechino ha dedicato un intero numero della sua rivista letteraria all'Eros nell'arte o ha solleticato gli istinti censori del Partito Comunista parlando di rivoluzioni? Ecco perché anchela sua creatura è stata battezzata con l'appellativo di audace: Chutzpah!. È questo il titolo del periodico letterario diretto da Ou Ning. In yiddish, “faccia tosta”.
L'intellettuale è stato protagonista di un incontro con gli studenti del Polo di Mediazione Linguistica e Culturale dell'Università Statale di Milano con la collaborazione dell'Istituto Confucio e in questa cornice ha raccontato la sua idea di arte e letteratura. Intesa come impegno civile, alla faccia (tosta) di chi la vuole imbavagliare. Utopia? Nient'affatto e Ou Ning lo ha dimostrato portando a esempio l'esercito di "artisti che ha animanto il movimento cinese contro l'urbanizzazione selvaggia". Un episodio lo ha colpito in particolare ed è quello di Meishi street a Pechino. Anno 2006, la capitale si rifà il look per le Olimpiadi. Ma a che prezzo? Interi quartieri rasi al suolo per far spazio al masterplan urbanistico immaginato dal municipio. Nel mirino del lifting edilizio finisce anche via Meishi. Zona centrale, nei pressi della più famosa piazza Tiananmen. Ma al simbolo della rivoluzione studentesca la strada ruba i riflettori quando i suoi residenti, insieme ad attivisti e a tanti artisti manifestano per difendere gli edifici storici. Alzano barricate contro chi vorrebbe alzare al loro posti muri nuovi di zecca. C’è Ai Weiwei tra di loro, tanto per fare un nome. E Ou Ning ha documentato in presa diretta la battaglia, facendo di “Meishi street" un film girato nel 2006 e proiettato in questi giorni a Milano alla 22ma edizione del Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina.
Telecamera in mano, i residenti hanno filmato da sé i giorni dell’esproprio. E qual è la morale della favola con cui lo spettatore lascia la sala? Che la Cina corre un grave rischio, ovvero che politica e società civile percorrano rette parallele e non siano destinate a incontrarsi. Per questo se di riforma si vuole parlare, come recentemente ha anche fatto il presidente Wen Jiabao, Ou Ning suggerisce "di ascoltare le richieste della base. Oggi i vertici del governo o mirano a mantenere lo status quo o ascoltano la popolazione ma solo per sminare per tempo possibili focolai di malcontento civile. Al contrario serve una convergenza tra le esigenze della politica e quelle della società civile". Ancora utopia? Nient'affatto, come dimostra raccontando il caso Wukan, il villaggio in cui i contadini si sono sollevati contro i governatori corrotti e li hanno cacciati. Al caso l'autore ha anche dedicato un articolo mai comparso in Cina (si può leggere sulla rivista della Asia Society statunitense, ndr). "Secondo me è l’esempio del legame tra i contadini e la terra, ma è anche testimonianza della capacità del governo di saper interpretare con la giusta chiave le obiezioni della popolazione. Non erano dirette contro le alte sfere di Pechino, che hanno intavolato un dialogo con i cittadini di Wukan e hanno poi permesso loro di scegliere i propri amministratori locali".
C'è una grande assente nel clima di fervore che investe la Cina. Ed è proprio la letteratura, che negli anni Ottanta ha ripiegato su una narrativa intimistica e di tutte le arti è stata la più timida a impegnarsi politicamente. Ou Ning auspica il contrario sulla scorta di un maestro del Novecento italiano, Italo Calvino. Ed ecco il fiocco azzurro lo scorso aprile per Chuztpah!. Una rivista letteraria bimestrale diversa dalla concorrenza straniera e cinese perché è "ispirata alla mia sensibilità di curatore ed è divisa in una parte tematica e una libera". Spiega Ou Ning: "Ci si chiede se abbia senso aprire un giornale dedicato alla letteratura, mi dicevano che non c'era mercato. I numeri dimostrano che in Cina c'è spazio per chi scrive di cultura e le prime uscite dei nuovi magazine vanno sempre a ruba". Chuztpah! non ha vita facile, considerata la presenza della censura governativa, ma la redazione la precede con un'auto-moderazione interna. E i censori non hanno mosso dito per numeri al calor bianco come il quarto, dedicato all'eros, e il sesto, sulle rivoluzione, anche se Ou Ning si è fatto un'idea del perché. "L'amore in fondo non preoccupa la politica, così come non danno grattacapi a Pechino le sollevazioni dei paesi esteri". Obiettivo? Stimolare la riflessione in un numero sempre maggiore di lettori. Perché, come diceva Noam Chomsky, “Possono essere tutti degli eroi in politica”.
I numeri del 2011:
#1 Agrarian Asia: lasciare la città per ricostruire la campagna;
#2 Universal Narrative: un "silent speech" con gli autori del passato e la cronaca del boom cinese del genere cyberpunk;
#3 Mapping Poetry: gli anni 80 sono stati l'epoca d’oro della poesia cinese, così la redazione di "Chutzpah!" è tornata a chiedere ai grandi autori com’è cambiato il mondo della lirica, inviando foto e documenti d’epoca;
#4 Visions of Eros: l'amore come chiave di opposizione al sistema;
#5 The diaspora: sulle tracce di chi ha lasciato la Cina per poter scrivere liberamente;
#6 The revolution: il 2011 è stato l'anno dei movimenti di resistenza; ne viene dato resoconto in una rivista letteraria. Sono forme di opposizione al capitalismo e richieste di diritti da parte della società civile. Si parte dalla primavera araba e Occupy Wall Street e si torna indietro nel tempo fino alla Comune di Parigi o alla Guerra civile spagnola;
#7 (in lavorazione): numero a tema sui gialli e sulla letteratura noir.