Cina-Giappone, sfida sulle isole contese. Pechino: “Sono nostre, pronti a combattere”


	
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Tensione ancora altissima tra Cina da una parte, Giappone e Usa dall'altra, sulle isole contese del Pacifico.  La distanza delle posizioni è apparsa chiarissima durante la conferenza stampa congiunta, a Pechino, del segretario alla Difesa americano, Chuck Hagel, e dell'omologo cinese, il generale Chang Wanquan. Il ministro cinese ha infatti dichiarato che Pechino ha "una sovranità indiscutibile" sulle isole Diaoyu, o  Senkaku - secondo la denominazione giapponse  - un arcipelago nel mar della Cina orientale ricco di risorse naturali. Il generale ha inoltre affermato che la Cina è pronta a intervenire militarmente per proteggere i suoi interessi e che non sarebbe certo il primo Paese a farlo per una disputa territoriale. "Il Giappone confonde ciò che è giusto con quello che è sbagliato" ha detto il ministro, aggiungendo che "non ci sarà alcun compromesso, alcuna concessione, alcun trattato". "Le forze militari cinesi - ha poi dichiarato - possono raggrupparsi non appena chiamate, combattere qualsiasi battaglia e vincere".

L'arcipelago rimase sotto il controllo giapponese dal 1895 al 1945; dopo la fine della Seconda guerra mondiale passò sotto il controllo statunitense, per poi tornare al Giappone nel 1972. Dal 1971, la sovranità è reclamata anche da Cina e Taiwan: Pechino ne rivendica la scoperta e l'amministrazione dal XVI secolo al 1895.  Hagel, al suo primo viaggio in Cina da quando è alla guida del Pentagono, ha mostrato la sua insofferenza durante il discorso dell'omologo cinese, secondo il racconto del New York Times, e ha poi avvertito Pechino: "Le Filippine - protagoniste di un'altra disputa territoriale con la Cina, ndr - e il Giappone sono da molto tempo alleati degli Stati Uniti. Abbiamo dei trattati di difesa comune con questi Paesi che intendiamo rispettare". Hagel ha poi accusato la Cina di aver creato ulteriori tensioni nella regione dichiarando unilateralmente una zona di difesa aerea sul mar della Cina orientale "senza collaborazione, senza consultazioni". Tali decisioni, ha avvertito, "rischiano di portare a pericolosi conflitti".

Lo scambio di battute ha segnato di certo la visita della delegazione americana in Cina, organizzata per cercare di creare relazioni militari più stabili tra i due Paesi e presentare dei piccoli passi avanti nelle comunicazioni tra le due parti; da escludere, però, un avvicinamento sulle questioni importanti che scuotono la regione. Hagel ha chiesto alla Cina "più trasparenza" sulle telecomunicazioni, altra questione che in questi mesi ha creato dissapori, con Washington che ha accusato Pechino di usare gli attacchi informatici per operazioni di spionaggio. Il generale-ministro è rimasto impassibile di fronte alla richiesta di Hagel, rispondendo semplicemente che le attività di difesa cinesi "non pongono una minaccia agli altri".

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