La Cina ha fatto le scarpe al mondo:
e l’Italia va a mostrarle le sue novità migliori


	
  Decima edizione per la fiera italiana che porta in Cina i migliori prodotti della pelletteria nazionale. E il Dragone si conferma il primo cliente delle concerie tricolore. Gli operatori del settore positivi verso un aumento degli interscambi commerciali tra i due paesi
Scarpe esposte a Lineapelle Asia
 

Decima edizione per la fiera italiana che porta in Cina i migliori prodotti della pelletteria nazionale. E il Dragone si conferma il primo cliente delle concerie tricolore. Gli operatori del settore positivi verso un aumento degli interscambi commerciali tra i due paesi



di Luca Zorloni (左露珂)

Milano, 6 martedì 2012 – La Cina ha fatto le scarpe al mondo. Non un paio solo, ma poco meno di due a testa per tutti gli abitanti del globo terracqueo. Tredici miliardi di paia di calzature sono state realizzate nel 2011 nei laboratori delle province cinesi, Guangdong, Fujian e Zhejian in prima fila. I tre distretti dirimpetto a Taiwan hanno realizzato l'80% della maxi-produzione, di cui 10,17 miliardi di paia sono finiti sui banconi di negozi e mercati di tutto il globo, facendo incassare al Dragone, che ha tenuto per sé i restanti 3,35 miliardi di paia, 39,4 miliardi di dollari. La fabbrica del mondo è diventata il calzaturificio più grande della Terra.

A Guangzhou, capoluogo di una delle province più attive nel settore calzaturiero, il Guangdong, dall'8 al 10 novembre va in scena la decima edizione di Lineapelle Asia, fiera italiana di pelli, pelletteria, calzature, abbigliamento e arredo. L'evento ospita 66 espositori, di cui 40 ambasciatori del made in Italy, 9 cinesi, 4 dall'Oriente e 12 dall'Europa (Francia, Germania, Spagna) e attira in media 7-8mila visitatori, i migliori trasformatori di pelle della Cina. Nel settore del pellame i rapporti tra Roma e Pechino sono solidi. L'anno scorso, secondo dati dell'Unione nazionale industria conciaria (che partecipa alla fiera), l'interscambio di pelle e affini tra i due paesi ha fruttato 2,7 miliardi di euro, con una crescita annua del 17% e una bilancia commerciale a favore della penisola (55%).

Video: LINEAPELLE ASIA, PRONTA LA DECIMA EDIZIONE

Le pelli conciate sono il traino dell'export sulla piazza cinese (nel 2011 730 milioni di euro, 49% delle operazioni), tanto che il Dragone, che acquista il 20% della produzione tricolore del settore, dal 1995 è il cliente numero uno delle concerie italiane. Unic riferisce che l'anno scorso l'Italia ha venduto ai cinesi 188 milioni di euro di calzature, con un incremento del 248% rispetto al 2005. Si tratta per lo più di scarpe di pelle (94%), e che pelle: dalla penisola partono cargo con i migliori esemplari, paia che in media costano 95 euro. I container sono tornati indietro carichi di 152 milioni di paia di scarpe importati dall'Italia, che hanno fruttato al Dragone 841 milioni di euro. Trasportavano scarpe di gomma da 5,5 euro a paio, fino a 15 se il modello è in pelle.

Gli affari sono destinati a proseguire lungo un sentiero dorato. Secondo il China Livestock Yearbook, almanacco annuale su merci e sviluppi dell'industria, il consumo di pelli grezze e conciate crescerà ancora nei prossimi tre anni, arrivando ai 124 miliardi di dollari entro il 2015. L'Italia, che vende la materia al prezzo più alto dopo i coreani (3,4 dollari al chilo), si sfrega la mani. Sempre entro tre anni, ha spiegato il console economico della Repubblica popolare cinese a Milano, Li Bin, Pechino e Roma intendono raggiungere un interscambio di 80 miliardi di euro. Concorrerà al traguardo per parte italiana consolidare e aumentare quella fetta del 22,2% di importazioni cinesi di prodotti finiti dallo Stivale, quota che non ha rivali con nessun altro paese del mondo.

Per il made in Italy il percorso verso la Cina resta a ostacoli. Numero uno: “gli alti dazi che gravano sul lusso”, spiega Romeo Orlandi, presidente del comitato scientifico di Osservatorio Asia. “Le imposte all'importazione, al consumo e l'Iva rendono insostenibile la spesa per il grosso della popolazione”. Numero due: “l'importanza della shopping experience – aggiunge Elisabetta Marafioti di China Lab Bocconi -. Anche i grandi brand si indeboliscono se non assecondano le esigenze mutate dei consumatori locali”. Salvatore Mercogliano, amministratore delegato di Lineapelle, si aspetta nel futuro prossimo “uno sviluppo dei marchi cinesi sul mercato europeo”. Alcuni, anonimi, hanno già un successo incredibile. I guanti in pelle ad esempio: nel 2011 la Cina ne ha esportati 13,7 milioni.

luca.zorloni@ilgiorno.net

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