Una passione lunga una vita: la collezione
di ceramiche cinesi di Luigi e Nera Laura


	
La prestigiosa collezione degli antiquari Laura contiene più di 1200 esemplari della tradizionale porcellana cinese. La raccolta si trova nella loro Villa San Luca di Ospedaletti, oggi in gestione al Fai
Un’immagine della collezione Laura © Mario Govino


La prestigiosa collezione degli antiquari Laura contiene più di 1200 esemplari della tradizionale porcellana cinese. La raccolta si trova nella loro Villa San Luca di Ospedaletti, oggi in gestione al Fai

di Valeria Gazzoni

Milano, 22 settembre 2012 - Una prestigiosa collezione privata, nata dalla passione di Luigi Anton Laura e Nera Laura e dal loro lavoro di antiquari iniziato negli anni Cinquanta, è diventata visitabile al pubblico grazie all'operato del Fai, Fondo italiano per l'ambiente. Tra gli infiniti oggetti dal valore inestimabile raccolti nella Villa San Luca di Ospedaletti (Imperia), destinata a diventare un bene del Fai, frutti della vita e professione dei coniugi Laura, vissuta tra Europa e Asia, numerose sono le ceramiche antiche di produzione cinese.

Un catalogo delle ceramiche più importanti e più rappresentative della collezione è stato compilato da Luisa Elena Mengoni, curatore di Arte Cinese presso il Victoria and Albert Museum, Rose Kerr, direttore del Dipartimento Asia dello stesso museo londinese, e Manuele Scagliola, storico dell’arte. Il volume nato dalle loro ricerche, “Le ceramiche dell’Asia orientale della Collezione Laura”, edito da Allemandi & C., è stato presentato lo scorso lunedì 17 settembre a Milano presso Villa Necchi Campiglio, splendida residenza in gestione al Fai.

Lucia Caterina, docente di archeologia e storia dell’arte cinese presso l’università l’Orientale di Napoli, ritiene la Collezione Laura una delle più importanti nel panorama italiano. I circa 1200 manufatti, di tutte le tavolozze della creatività artigianale del dragone (tra le più importanti, Famiglia Verde, Blanc de Chine, Bianco e Blu) sono diversi da quelli di molte collezioni museali del nostro paese. Ciò che li contraddistingue è la loro provenienza: per la maggior parte sono pezzi d’arte provenienti da navi della Compagnia delle Indie Olandesi, naufragate nel Settecento, e prodotte nella cittadina cinese di Jingdezhen (景德镇, ancora oggi famosa per la produzione di ceramiche) su commissione di ricchi compratori europei. Proprio in quel secolo si diffondeva nel Vecchio Continente la passione per gli oggetti cinesi, in particolare le porcellane, minuscole, esposte in “gabinetti” per cineserie.


Ma ciò che davvero rende speciale la Collezione Laura è la partecipazione delle ceramiche alla vita vissuta dei loro proprietari, alla loro quotidianità. Chi ha avuto la fortuna di visitare Villa San Luca e di conoscere Luigi e Nera Laura, racconta di come i proprietari utilizzassero spesso questi oggetti che, per quanto antichi e preziosi, non erano entrati nella loro casa per essere solamente esposti come reperti da museo. Ma i manufatti della Collezione Laura sarebbero del tutto degni di apparire in una teca del Victoria and Albert Museum.

Luisa Mengoni spiega come il valore di questa meravigliosa raccolta sia paragonabile a quello delle grandi collezioni europee, in quantità e soprattutto qualità degli oggetti. Quanto all’impatto sul visitatore, la curatrice ritiene che Villa San Luca, in quanto casa-museo, rimasta invariata rispetto agli anni in cui era abitata dai coniugi Laura, si rivolga con maggiore sensibilità allo spettatore, priva delle imposizioni nate dalle scelte espositive all’interno di un museo. Curioso è pensare che le porcellane cinesi siano in questi anni diventate oggetto di “auto-collezionismo”: da sempre ritenute “minori” dagli studiosi cinesi, che gli preferivano i manufatti delle collezioni imperiali, le ceramiche prodotte nei secoli scorsi per l’esportazione sono ora molto ricercate anche dai musei nazionali del Dragone.

Villa San Luca custodisce un corpus di 6000 opere d’arte, ognuna scelta e acquistata dai coniugi Nera. La residenza fa parte dei beni del Fai dal 2001 ed è ora visitabile su appuntamento.

valeria.gazzoni@ilgiorno.net, Twitter: @ValeriaGazzoni

 

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