“Torna a casa business”: ecco perché l’America
vuole accantonare il made in China


	
  Spinte da ritorni di immagine e da un margine di risparmio sempre più sottile, le aziende americane scelgono di tornare a svilupparsi in patria. Mentre l'hi-tech e l'industria pesante tornano negli Usa, alla Cina rimangono abbigliamento ed elettronica
Un’industria tessile ad Aksu, nel Xinjiang
 

Spinte da ritorni di immagine e da un margine di risparmio sempre più sottile, le aziende americane scelgono di tornare a svilupparsi in patria. Mentre l'hi-tech e l'industria pesante tornano negli Usa, alla Cina rimangono abbigliamento ed elettronica

di Valeria Gazzoni

Washington, 26 luglio 2012 - Appaltare la manifattura dei propri prodotti in Cina non è più conveniente come una volta. Secondo un sondaggio realizzato da Hackett Group Inc., ben il 46% delle aziende tra Europa e Nord America starebbe considerando di riportare in patria la parte produttiva del proprio business, mentre il 27% avrebbe già intrapreso alcuni passi effettivi in questa direzione. I motivi che si celano dietro l'affermazione di questo nuovo trend sono molteplici e vanno dalla situazione politica e sociale interna agli Stati Uniti fino all'aumento dei salari nelle fabbriche del dragone, ma non solo. Anche l'innovazione tecnologica ha un ruolo importante nel rendere possibile questo cambiamento.

Seesmart Inc, azienda nata in California e che si occupa di illuminazione, ha riportato nell'Orange County la fabbricazione di tutti i suoi prodotti a tecnologia LED. I costi e i tempi di spedizione sono stati la chiave di questa decisione, insieme alla possibilità di tenere sotto controllo i processi di produzione. "Quando facciamo i conti, ci accorgiamo di essere più avanti con la produzione qui piuttosto che spendere soldi per il trasporto aereo e per i problemi logistici che avevamo in Cina" ha spiegato Sjolseth, fondatore della Seesmart. I settori per i quali la competitività degli Usa è maggiore contro i paesi dalla manodopera a basso costo sono quelli che riguardano prodotti pesanti e ingombranti, problematici da trasportare, e quelli in cui la presenza di operai è ridotta grazie all'utilizzo di macchinari ad alta tecnologia

General Electric ha spostato la produzione di macchinari da Messico e Cina a Louisville, nel Kentucky, mentre Caterpillar produrrà i suoi bulldozers e scavatori in Georgia. Queste grandi aziende a Stelle e Strisce hanno scelto di tornare a svilupparsi in America sia per essere in grado di soddisfare più prontamente e in modo più flessibile la domanda commerciale, sia perché la gestione di una strumentazione hi-tech è più semplice da parte della locale manodopera qualificata. Altro fattore decisionale importante, l'alto tasso di disoccupazione, le pratiche di outsourcing e delocalizzazione sono questioni scottanti per l'elettorato americano e una posizione "nazionalistica" garantisce un ottimo ritorno di immagine alle aziende.

Non si tratta però solo di una scelta di valori. La Seesmart ha abbattuto i costi di logistica del 30% oltre ad averne notevolmente accorciato la tempistica. Inoltre, l'incidenza del costo del lavoro sui profitti dell'azienda californiana rimane entro il 2%, rendendo poco interessante l'offerta di manodopera low-cost di paesi come Cina, Messico e India. Con i salari in ascesa nelle economie emergenti, il margine di guadagno dell'outsourcing si sta riducendo progressivamente. Se nel 2005 la produzione made in china costava il 45% meno che negli Stati Uniti, oggi la differenza è calata al 18% ed è destinata a scendere al 9% nel 2015, secondo uno studio di AlixPartners.

Automazione, salari in crescita, costi e tempi per il trasportocambio sfavorevole del dollaro sullo yuan, tornata elettorale alle porte stanno modificando il modello di business delle aziende americane, mentre i settori dell'elettronica da assemblaggio e dell'abbigliamento rimangono i capisaldi della manodopera a basso costo.

[email protected], Twitter: @ValeriaGazzoni

 

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