Foxconn e le altre – 5: perché tutti vogliono lavorare per Apple? Denaro, opportunità
e globalizzazione


	
  Si chiude qui il viaggio nelle fabbriche dove nascono i prodotti della Mela. Dopo aver visto in cosa consiste lavorare in questi impianti, ci chiediamo come mai questi posti di lavoro siano così ambiti
Un’immagine dell’Apple Store di Pechino-Sanlitun
 

Si chiude qui il viaggio nelle fabbriche dove nascono i prodotti della Mela. Dopo aver visto in cosa consiste lavorare in questi impianti, ci chiediamo come mai questi posti di lavoro siano così ambiti

di Valeria Gazzoni

Milano, 13 luglio 2012 - Lavorare alle catene di montaggio di Foxconn, Byd o Catcher non è semplice. I turni sono infiniti e le pause brevi. L'aria è densa di polveri metalliche e il rumore diventa spesso assordante. La vita trascorre veloce tra fabbrica e dormitori. Ma quando giunge notizia di opportunità lavorative in queste aziende, i giovani non esitano a fare lunghe ore di coda solo per ottenere un colloquio. Come mai lavorare in una delle società elencate tra i fornitori di Apple esercita una così grande attrattiva?

Ad una prima analisi, si apprende che la maggior parte degli impianti produttivi soffre di un altissimo turnover tra il personale. In altre parole, dopo pochi anni al servizio di un'impresa, i dipendenti tendono a lasciare il proprio posto di lavoro. Secondo i dati ottenuti nelle interviste da parte di China Labor Watch, ben il 50% dei lavoratori di tutte le 9 aziende visionate entro i prossimi 5 anni si immagina a capo di una propria attività, mentre solo il 20% pensa di proseguire la propria carriera all'interno degli stabilimenti. Tra il 16% e il 30% ha dichiarato di essere pronto a lasciare immediatamente la fabbrica in cui lavora e, secondo altri analisti (Fair Labor Association), il 48,4% dei lavoratori di Foxconn avrebbe deciso di entrare a far parte delle schiere di operai al comando di Terry Gou solo per la possibilità di buoni guadagni. Si può ragionevolmente supporre, quindi, che una delle ragioni del fascino di queste aziende è la promessa di buoni ricavi in breve tempo, garantita dal successo planetario di Apple, le cui faraoniche commesse continueranno a richiedere agli operai lunghe e ben retribuite ore di straordinario.

Il salario è sempre in cima alle preoccupazioni dei lavoratori intervistati da entrambe le fonti, la indipendente China Labor Watch e FLA, incaricata dalla stessa Apple di un audit degli impianti Foxconn. Nel 60% dei casi, gli operai si sono dichiarati indifferenti rispetto al proprio posto di lavoro, scelto solo perché assicurava le opportunità migliori. In molti vedono il proprio presente dietro ai macchinari solo in funzione del proprio futuro imprenditoriale e sono determinati a rendere il più breve possibile il primo a beneficio del secondo. Per questo motivo la questione degli orari di lavoro diventa un problema solo nel caso in cui l'azienda proponesse una riduzione degli stessi, percepita come la minaccia di una decurtazione della paga mensile. Stando a quanto riporta FLA, solo il 18% ritiene eccessivo il proprio carico di lavoro, mentre il 34% desidererebbe poter lavorare più ore al giorno, in modo da guadagnare di più (e, presumibilmente, accorciare il periodo di permanenza in fabbrica).

I lavoratori sono consapevoli di ciò che li accoglierà dietro le mura di quegli infiniti capannoni, ma sono anche consapevoli delle alternative. Nelle parole di Auret van Heerden, presidente di FLA, Foxconn presenta condizioni lavorative di gran lunga migliori di quelle di una qualsiasi fabbrica di vestiti o di una struttura di dimensioni più piccole. La relazione con dei partner stranieri, pur non eliminando tutte le problematiche presenti, comporta sicuramente diversi miglioramenti, quanto meno grazie ai maggiori introiti che questa partnership garantisce. La gran parte degli operai, specialmente nelle zone ad alta concentrazione industriale come Shenzhen, sono di origini rurali e si muovono verso le città con la speranza di una vita diversa, più moderna, più globalizzata. Dopo il loro ingresso in questo mondo, nonostante quasi mai la realtà che vi trovano corrisponda alle loro aspettative, solo 1 o 2 su cento accetterebbe di tornare nelle campagne.

In un reportage di Time sul culto di Apple nel paese del Dragone, si afferma che sebbene il rapporto tra stipendio e costo di un iPhone si assesti sul 20% negli Usa e sul 260% in Cina, è proprio questo secondo paese il mercato in più forte crescita per i prodotti di Cupertino. C'è chi afferma che il suffisso "i" che definisce tutta la linea di gadget della Mela sia per i cinesi il simbolo della cultura dell'individualità che ambiscono così tanto ad ottenere. Per altri, i prodotti dal design semplice e accattivante ideati dai tecnici californiani rappresentano un facile status symbol, perfetto i giovani rampolli della classe media in ascesa. Ma anche i giovani lavoratori di Foxconn si sentono parte di questo sogno collettivo, tanto che Liang Li, 23enne in forze allo stabilimento di Chengdu, non ha esistato a spendere 430 dollari, due volte il suo stipendio mensile, per acquistare un iPod Touch corredato di un accessorio che lo trasforma in un telefono cellulare. Secondo China Labor Watch ben il 70% dei lavoratori vorrebbe possedere uno dei prodotti Apple, anche se pochi di loro conoscono approfonditamente questi oggetti (1-8%).

A parziale difesa di Apple, principale responsabile per le condizioni di lavoro offerte ai dipendenti delle aziende cui ha affidato la produzione dei propri oggetti, è necessario affermare che i suoi concorrenti non hanno mai condotto controlli presso i propri partner cinesi. Secondo quanto ha dichiarato Li Qiang, patron di China Labor Watch, "nonostante gli iPhone 4 vengono prodotti in aziende cinesi che sfruttano i lavoratori, penso che sia comunque la scelta migliore, perché Apple è effettivamente una delle migliori". La company di Jobs-il-visionario è stata posta sotto pressione da parte dei media in gran parte a causa del suo grande successo, anche se i suoi concorrenti meriterebbero pari, se non maggiori, attenzioni da parte della stampa e delle ong.

[email protected], Twitter: @ValeriaGazzoni

ARTICOLI CORRELATI:

Foxconn e le altre – 1: il dietro le quinte tra luci e ombre dei gadget della Apple

Foxconn e le altre – 2: come si diventa operai per Apple e la piaga dei contratti “interinali”

Foxconn e le altre – 3: chiusi in fabbrica per 24 ore e 29 giorni. Vietato lamentarsi

Foxconn e le altre – 4 Cibo da buttare e alloggi da dimenticare: così il tempo libero diventa un calvario

 

 

 

Scrivete a China Channel:
[email protected]

China Channel su Facebook China Channel Quotidiano.net su Facebook China Channel su Twitter China Channel Quotidiano.net su Twitter
Foto del giorno
La cascata di ghiaccio

nello Shhanxi fa talmente freddo che le spettacolorrio cascate di Hukou si sono ghiacciate offrendo uno spettacolo straordinarioNello Shaanxi fa talmente freddo che le spettacolari cascate di Hukou si sono ghiacciate offrendo uno spettacolo straordinario

CHINA NEWS


  • Notizie Locali
  • il Resto del Carlino:
  • La Nazione
  • Il Giorno
  • Blog
Copyright © 2013 MONRIF NET S.r.l. - Dati societari - P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP