Putin snobba il G8 ma non il summit a Pechino:
firma su accordi milionari e strategie comuni


	
  Focus sulla stabilità nei paesi dell'Asia centrale per gli incontri istituzionali della Organizzazione per la cooperazione di Shanghai. Cina e Russia sono protagoniste del summit e hanno già redatto una serie di importanti accordi politico-economici
Da sin: il Presidente Uzbeko Karimov, il Kirgizo Atambayev, Vladimir Putin, Hu Jintao, il Presidente Kazako Nazarbayev e il Tajiko Rahmon
 

Focus sulla stabilità nei paesi dell'Asia centrale per gli incontri istituzionali della Organizzazione per la cooperazione di Shanghai. Cina e Russia sono protagoniste del summit e hanno già redatto una serie di importanti accordi politico-economici

di Valeria Gazzoni

Pechino, 6 giugno 2012 - Si svolgono in questi giorni gli incontri istituzionali dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai. Nella capitale cinese sono raccolti i leader di Cina, Russia, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan e Kazakistan, membri dell'Organizzazione nata nel 2001, insieme a quelli dei membri osservatori Iran, Pakistan, India e Mongolia, oltre all'Afghanistan, candidato a diventare membro osservatore e invitato già da 5 anni a partecipare ai lavori. Al centro dei colloqui la situazione politica ed economica dell'Asia Centrale, con particolare riguardo alla Repubblica Afghana che si appresta a vedere partire le ultime truppe Nato ancora stanziate nella regione.

La stabilità nella regione al cuore del continente euro-asiatico è cruciale per le prospettive di sviluppo economico di Pechino e Mosca: le risorse naturali dislocate nei territori delle repubbliche ex-Urss e il loro ruolo di crocevia per i trasporti verso l'Europa le rendono un alleato strategico per le due potenze principali del Brics. In una dichiarazione scritta rilasciata alla stampa internazionale, Hu Jintao ha affermato che l'obiettivo degli incontri di quest'anno è di sconfiggere "le tre forze del male": terrorismo, separatismo e narcotraffico. Tutti e tre i termini si riferiscono alle più gravi preoccupazioni destate da un Afghanistan non ancora pacificato dopo 11 anni di, fallimentare secondo Pechino, intervento delle forze internazionali, oltre che alle tensioni che permangono all'interno della Cina con le etnie musulmane nella regione dello Xinjiang. Per contrastare queste "tre forze", Pechino deve rafforzare la collaborazione con Mosca: "la Russia è il più grande partner di cooperazione strategica e lo sviluppo delle relazioni tra i due paesi resta sano e positivo" ha dichiarato Hu "La fiducia reciproca è cresciuta dal momento che Mosca e Pechino sono solide nel sostenersi l'un l'altra su questioni che concernono gli interessi centrali dei due paesi."

Putin, in Cina da ieri dopo aver snobbato il vertice G8 a Camp David, ha già dimostrato di essere sulla stessa lunghezza d'onda di Zhongnanhai per quanto riguarda Iran, Corea del Nord e Siria. Le due potenze asiatiche hanno fatto sapere di continuare a ritenere dannoso un eventuale intervento militare per rovesciare il regime di Assad pur supportando il piano di pace di Annan. Ma se alcuni sostengono che per la Cina la partnership con la Russia sia animata da motivazioni politiche, ovvero la creazione di un'alleanza in grado di sostenere la competizione con gli Stati Uniti, gli accordi economici che sono stati presi durante gli incontri riservati della giornata di ieri sono di primaria importanza. Insieme alla notizia dell'avvio di un fondo di investimento congiunto a cui prenderanno parte i fondi sovrani di entrambi i paesi oltre a investitori privati per un capitale totale di 4 miliardi di dollari, Hu ha dichiarato i prossimi obiettivi nella cooperazione economica Russia-Cina: portare il commercio dagli 85 miliardi del 2011 a 100 miliardi di dollari entro il 2015 e 200 miliardi di dollari entro il 2020. In Cina sorgerà anche una centrale nucleare costruita congiuntamente, mentre è saltato l'accordo per una fornitura di gas da 70 miliardi di metri cubi all'anno perchè Pechino non ha accettato il prezzo proposto da Putin.

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