“Parole per mangiare” e per partecipare a Expo
Un progetto multilingue. E il cinese è in testa


	
L'Università Statale di Milano sta compilando un database di termini alimentari in vista dell'Esposizione Universale. Protagonisti principali del progetto gli ideogrammi cinesi, inseriti in uno speciale dizionario trilingue con italiano e inglese
Il logo di Expo 2015 a Milano


L'Università Statale di Milano sta compilando un database di termini alimentari in vista dell'Esposizione Universale. Protagonisti principali del progetto gli ideogrammi cinesi, inseriti in uno speciale dizionario trilingue con italiano e inglese



di Luca Zorloni (左 露珂)

Milano, 3 aprile 2012 – Bere e mangiare. Sono le prime parole da imparare quando si studia una nuova lingua. Senza, non si va da nessuna parte. Figurarsi a Expo 2015, dove per sei mesi i 78 partecipanti finora accreditati parleranno da mane a sera di cibo. Una Babele di lingue che dovrà trovare un alfabeto comune per tracciare il futuro alimentare del pianeta, scambiando idee sui sistemi di sicurezza, sulle tecnologie per l'agricoltura e sui programmi per la nutrizione globale. Per questo il Dipartimento di Lingue e Culture contemporanee dell'Università Statale di Milano ha avviato il progetto “Parole per mangiare”, che prevede la realizzazione di un database di termini alimentari di nove lingue (italiano, arabo, cinese, francese, hindi, inglese, russo, spagnolo, tedesco) più, si attende conferma, giapponese, e di un dizionario “a tema” italiano-inglese-cinese. La super banca dati sarà allestita da una squadra di 19 docenti, guidati dal professor Javier Santos, ricercatore di Lingua Spagnola della Statale, e realizzata in quattro fasi, corrispondenti ad altrettante aree tematiche delle sette che caratterizzano Expo 2015: gastronomia, nutrizione, biotecnologie e sicurezza alimentare. Il capitolo gastronomia si è appena chiuso, “con la raccolta di circa duemila parole – spiega il professor Santos - e ora stiamo avviando la parte relativa a nutrizione e biotecnologie”.

Come funziona la ricerca? Gli studiosi selezionano per ciascuno dei nove idiomi le parole utilizzate per parlare di cucina e alimentazione e vengono creati “blocchi” di lemmi, identici per numero e significato, che sono poi analizzati, tradotti e messi a disposizione della comunità di Expo. Così un italiano che volesse spiegare le proprietà nutrizionali della pizza a una platea di cinesi potrebbe velocemente tradurre l'argomento della sua conferenza con la traslitterazione “bisabing”. Ma confrontare pietanze e cucine locali è una passeggiata in confronto al ginepraio che attende ora il team, impegnato sul fronte di nutrizione e biotecnologie. E non solo perché il campo è zeppo dei tecnicismi che circolano nei laboratori, ma anche perché da paese e paese cambia l'approccio nei confronti di queste discipline. E “tradurre” una dieta, ad esempio, significa entrare nelle abitudini alimentari di un popolo. “Basti a pensare che in Occidente adottiamo principi nutritivi calcolati su base quantitativa – prosegue Santos –, in Cina invece si guarda all'aspetto energetico, qualitativo”. E dove non esistono “le parole per dirlo”, i docenti dell'ateneo le inventano: “Abbiamo creato anche dei neologismi”. Alla storia e all'uso dei visitatori di Expo decretarne poi la fortuna.

Al progetto lavorano anche gli studenti del polo universitario: 31 i tesisti della fase uno, 52 quelli che parteciperanno alla seconda. Numeri importanti per un progetto che riguarda cinque continenti e 6 alfabeti diversi. “Neanche l'Onu e l'Unione Europea promuovono lavori così complessi”, continua Santos, che immagina applicazioni innovative per il database, come glossari per iPad, smartphone o dizionari da consultare online o su cd. Idee che hanno guadagnato a “Parole per mangiare” una nota di merito dal comitato scientifico di Expo 2015. Il primo prodotto “sfogliabile” sarà il vocabolario trilingue, coordinato da Giuliana Garzone, ordinaria di Lingua inglese. Si ispira al dizionario pubblicato in occasione dell'Expo di Shanghai e omaggia il precedente evento accogliendo il cinese insieme all'idioma ospite, l'italiano, e alla lingua franca, l'inglese. “Ma la presenza del mandarino – spiega la Garzone – è anche una testimonianza del suo futuro peso nelle comunicazioni internazionali”. “Parole per mangiare” ha due partner d'eccezione: l'Istituto Confucio di Milano, tra i primi a sposare il progetto con risorse economiche e scientifiche, e il Gruppo Autogrill Spa, che oltre a patrocinare il lavoro del Dipartimento di Lingue ha messo a disposizione l'esperienza guadagnata nel comunicare il cibo e l'alimentazione in 35 paesi del mondo. E anche la Cina, secondo indiscrezioni emerse durante la conferenza stampa di presentazione del progetto, avrebbe staccato un assegno per sostenere le ricerche dei docenti milanesi. Bere e mangiare. Ma alla tavolata di Expo si potrà anche conversare.

luca.zorloni@ilgiorno.net

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