Una gioiosa armonia
Alla scoperta
dei segreti della musica
nell’antica Cina di Confucio


	
Confucio
 

di Luca Zorloni (左 露珂)

Milano, 21 marzo 2012 - Lo scorso 20 febbraio Obama, trascinato da BB King e Mike Jagger, ha eseguito una versione presidenziale di “Sweet Home Chicago”. E a quante improvvisate canore ci aveva abituato l’ex premier Berlusconi con il fedele chitarrista Apicella? Segno che musica e potere vanno a braccetto. Elisa Sabattini, ricercatore di Lingua e Letteratura della Cina e dell’Asia Sud-orientale presso l'Università degli Studi di Sassari, ha spiegato come funzionava la liaison ai tempi dei regni combattenti in Cina (453-221 a.C.) durante una conferenza organizzata in collaborazione con l’Istituto Confucio dell’Università Statale di Milano lo scorso 13 marzo al negozio ChiAma Milano.

Una gioiosa armonia: la musica nella Cina antica è il titolo dell’incontro durante il quale la studiosa ha dimostrato l’importanza delle melodie nei regni arcaici, come elementi chiave dei riti religiosi e della politica e simbolo del buon governo. Custodi dell’arte erano i letterati confuciani. Che di arti ne praticavano sei: riti, tiro con l’arco, guida del carro, calligrafia, scienza dei numeri e qin. O guqin. Lo strumento musicale per eccellenza.

Che suono avesse questa musica è ancora un mistero, perché nessuno studioso è riuscito a sciogliere gli enigmi della scala pentateutica. Ma dagli scritti si immagina che dovessero essere sinfonie equilibrate, perché l’arte era “virtuosa” e finalizzata alla crescita morale dell’individuo. La musica infatti era specchio dell’ordine dell’universo e dell’armonia dell’uomo, garantiva pace a corte ed era una strategia retorica per adottare le riforme. Era un legame etico ed estetico con il popolo. Una visione, quella confuciana, non abbracciata da tutti i filosofi: contro di essa si scagliò ad esempio Mozi, primo avversario del padre del pensiero orientale, che riteneva la musica colpevole di sottrarre energie e risorse utili per sostentare il popolo. Un socialismo austero ante litteram il suo, che snobbava i riti musicati. Per Confucio lo strumento come specchio dell’universo: gli archeologi ne hanno trovato uno costituito da una coda di bovino, utilizzato per battere il tempo cadenzato. Il suo nome? “Festività”. Perché, come le feste, cade in modo regolare.

Per saperne di più:

  • Confucio, Dialoghi, traduzione a cura di Tiziana Lippiello, Einaudi Torino, 2007;

  • Laozi, traduzione a cura di Attilio Andreini, Einaudi Torino, 2004;

  • Elisa Sabattini, Lo Yuelun del Xunzi, introduzione e traduzione annotata per la rivista Kervan, numeri 4/5 luglio 2006-gennaio 2007. Si legge online.


L’esperto

Elisa Sabattini è attualmente ricercatore di Lingua e Letteratura della Cina e dell’Asia Sud-orientale presso l'Università degli Studi di Sassari. Ha conseguito il dottorato di ricerca presso l'Università Ca' Foscari di Venezia in co-tutela con l'INALCO di Parigi. Successivamente ha proseguito le sue ricerche presso l'Università Cattolica di Lovanio, Belgio. Si occupa del pensiero politico del primo periodo Han con particolare attenzione anche al periodo pre-imperiale.

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