L’artista più venduto nelle aste mondiali?
Il cinese Zhang Daqian Battuto Picasso


	
  Nella top ten della società francese Artprice oltre all'artista del Celeste Impero, numero uno con oltre 554 milioni di scambi nel 2011, ci sono altri cinque maestri cinesi. Andy Warhol è al terzo posto, l'autore di "Guernica" invece perde la vetta dopo 14 anni.
Fiori di loto, di Zhang Daqian
 

Nella top ten della società francese Artprice oltre all'artista del Celeste Impero, numero uno con oltre 554 milioni di scambi nel 2011, ci sono altri cinque maestri cinesi. Andy Warhol è al terzo posto, l'autore di "Guernica" invece perde la vetta dopo 14 anni.



di Luca Zorloni (左 露珂)

Parigi, 23 febbraio 2012 - Se per un milione di euro vi chiedessero chi è l'artista più pagato nelle aste mondiali tra Andy Warhol, Pablo Picasso e Zhang Daqian, dovreste essere oltremodo audaci o massimi esperti in materia per non cadere nel tranello - sì, il tranello c'è - e indicare il terzo nome come la risposta esatta. In compenso guadagnereste una cifra da record, come quelle che incassano i capolavori del pittore cinese, balzato in cima alle classifiche della società parigina Artprice, che si occupa di analisi di mercato, battendo nomi ben più rinomati come il padre del cubismo, medaglia di legno al quarto posto, e il re della pop art, in terza posizione dietro un altro figlio dell'ex Celeste Impero, Qi Baishi.

Il Dragone regna incontrastato anche nel campo delle belle arti e non solo negli acquisti alle aste, campo in cui detiene la leadership dal 2010. L’anno scorso il sorpasso è arrivato anche per la considerazione dei capolavori dei maestri orientali e nella Top 10 dei nomi blockbuster di Artprice, che lunedì pubblicherà il bilancio annuale del mercato, sei sono di cittadini della Repubblica Popolare. È in buona compagnia la medaglia d’oro di Zhang Yuan (1899-1983), meglio conosciuto con le pseudonimo di Daqian, che con i suoi paesaggi aggraziati nel 2011 ha raggiunto la cifra record di 554,53 milioni di dollari. Secondo i dati di Artprice, il maestro cinese, considerato un astro del gusto tradizionale cinese e prolifico pittore (gli attribuiscono anche una serie di “falsi”), l'anno scorso  ha venduto 1.371 lotti, per una media di 404.471 dollari a opera. I suoi capolavori hanno riscosso una fortuna imprevedibile, se si considera che nell’anno precedente (2010) avevano incassato “appena” 314,94 milioni di dollari. L’incasso è quasi raddoppiato con una crescita del 56,79% in appena dodici mesi.



Altrettanto imbattibili sono i delicati animali di Qi Baishi, pittore dell’Hunan nato nel 1864 e considerato il re dell’intimismo naturalistico cinese. Conserva la seconda posizione nella lista di Artprice e vende 1.350 pezzi per un totale di 510,57 milioni di dollari (nel 2010 furono 352,31). Cresce l’interesse del mercato anche verso le zuppe Campbell e le Marylin di Warhol, ma non abbastanza perché Mister pop art possa insidiare le firme cinesi. Il patron della Factory, che aveva scalzato il primato di Picasso nel 2007, è terzo con un ragguardevole numero di vendite (1.624 opere) che hanno messo in movimento 325,88 milioni di euro (dodici in più in confronto ai 313,76 dell’anno precedente). Il fuoriclasse che arriva spompato al traguardo è invece il re dell’arte contemporanea: Pablo Picasso. La sua quarta posizione segna la fine di 21 anni consecutivi sul podio, di cui, dal 1997 al 2011, 13 in cima alla top ten di Artprice. Dopo il periodo rosa il mercato dell’autore di Guernica è nero. Secondo il dossier della società francese è anche il solo nome a registrare un calo di fatturato: in dodici mesi perde 50 milioni di dollari circa, dai 362,71 del 2010 ai 314,69 del 2011.

È tempo di una rivincita dell’Oriente, da quell’incontro del 1956 proprio tra Picasso e Zhang, in volontario esilio dalla Cina che la storia dell’arte ha celebrato come il leggendario appuntamento tra due culture lontanissime. Fedele al Kuomitang di Sun Yatsen, nel 1949 il pittore cinese aveva lasciato il paese su cui spirava il vento del “Grande Timoniere” e aveva iniziato a peregrinare ai quattro angoli del globo, cambiando residenza con la stessa velocità con cui eseguiva i suoi acquarelli: prima Mogi das Cruzes in Brasile, poi la California, infine la tappa in Europa. Quale artista si sarebbe potuto sottrarre dal fermento culturale di Parigi e dalle rovine monumentali di Roma? Infine, per cercare un po’ di refrigerio al caldo di luglio, Zhang va in villeggiatura in Costa Azzurra. Ad Antibes conosce Picasso. È come incontrare un premio Oscar della pittura. E quando torna in Cina, con il ritratto che lo spagnolo gli aveva regalato, Zhang vira su uno stile più personale, con tratti che lo discostano dalla scuola tradizione di Xu Beihong, maestro del comunismo. Ma il suo non è stato un viaggio di sola andata. Cinquant’anni dopo Zhang sfodera il biglietto di ritorno. Da 554 milioni di dollari

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