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	<title>Quotidiano.net - China Channel &#187; italiano</title>
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	<description>Notizie dalla Cina in collaborazione con Ningbo Daily</description>
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		<title>Pechino: lotta contro  l&#8217;immigrazione illegale  Controlli intensificati  nell&#8217;anno del Congresso</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 12:56:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Gazzoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Si prevedono mesi di turbolenza per gli stranieri che vivono in Cina. Le autorità hanno promosso una campagna contro l&#8217;immigrazione illegale e promettono di intensificare i controlli sui visti e i permessi di lavoro per gli stranieri. Ma c&#8217;è chi avanza dei dubbi sulle origini di questi provvedimenti di Valeria Gazzoni Pechino, 16 maggio 2012 - Le autorità di Pechino sono pronte ad una intensificazione dei controlli sui residenti stranieri [...]]]></description>
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<p><em>Si prevedono mesi di turbolenza per gli stranieri che vivono in Cina. Le autorità hanno promosso una campagna contro l&#8217;immigrazione illegale e promettono di intensificare i controlli sui visti e i permessi di lavoro per gli stranieri. Ma c&#8217;è chi avanza dei dubbi sulle origini di questi provvedimenti <span id="more-5540"></span></em></p>
<p><em>di Valeria Gazzoni</em></p>
<p>Pechino, 16 maggio 2012 -<strong> Le autorità di Pechino sono pronte ad una intensificazione dei controlli sui residenti stranieri in Cina. La campagna è stata lanciata ieri, 15 maggio, e si prevede che durerà fino al prossimo agosto.</strong> L&#8217;obiettivo sono gli stranieri che sono entrati nel paese per vie illegali o che non sono in regola con visti e permessi di lavoro. Pattuglie di polizia circoleranno per le zone maggiormente frequentate da turisti e forestieri, mentre i cittadini cinesi sono stati incoraggiati a segnalare alle autorità qualsiasi sospetta irregolarità.</p>
<p><strong>&#8220;Spesso gli stranieri non conosce bene le leggi cinesi e potrebbero risentirsi per le domande dei poliziotti, ma è necessario migliorare la loro familiarità con la nostra legislazione e assicurarci che la rispettano&#8221; ha dichiarato Lin Song</strong>, responsabile stampa dell&#8217;Ufficio immigrazione di Pechino. Secondo i dati ufficiali, il numero degli stranieri in Cina è in continua crescita e su 54 milioni di ingressi nel paese nel 2011 sono stati registrati poco più di 20mila casi di violazione delle norme sull&#8217;immigrazione.</p>
<p><strong>E&#8217; frequente che gli stranieri che vivono e lavorano stabilmente in Cina non posseggano in realtà un permesso di lavoro, data la complessità delle procedure necessarie per ottenerlo, ma finora non sono mai stati oggetto di particolari attenzioni da parte della polizia cinese.</strong> Il lancio di questa campagna di controlli sugli stranieri giunge pochi giorni dopo che un cittadino britannico è stato fermato a Pechino con l&#8217;accusa di aver violentato una giovane donna cinese. Ma c&#8217;è di più: l&#8217;uomo è stato sorpreso sul fatto da alcuni passanti, che lo hanno aggredito con calci e pugni mentre altri riprendevano il tutto con un cellulare. <a href="http://multimedia.quotidiano.net/?tipo=media&amp;media=25679" target="_blank">Un video dell&#8217;incidente è quindi circolato sul web scatenando l&#8217;indignazione dei netizens</a>. L&#8217;incidente non ha causato particolari tensioni tra Cina ed Inghilterra, unite nel condannare l&#8217;accaduto. </p>
<p>Non sembra che questa brutta vicenda sia legata in alcun modo alla campagna contro l&#8217;immigrazione illegale nel paese,<strong> campagna che, secondo quanto riporta l&#8217;Agi, molti  farebbero risalire all&#8217;avvicinarsi del 18esimo congresso del Partito Comunista Cinese</strong>, che dovrebbe tenersi in autunno, evento piuttosto delicato per i venti di cambiamento che agitano la leadership cinese e che potrebbe causare una maggiore cautela da parte di Pechino nei confronti della presenza di stranieri nella capitale.</p>
<p>ARTICOLI CORRELATI</p>
<p><a href="http://multimedia.quotidiano.net/?tipo=media&amp;media=25679" target="_blank">Guarda la videonews dell&#8217;aggressione allo stupratore </a></p>
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		<title>Cina, parola d&#8217;ordine: investire sul talento  &#8220;E&#8217; la chiave per la crescita&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 15:20:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Gazzoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Mentre i paesi europei adoperano misure di austerità per lottare contro la crisi, il Paese del Dragone reinventa il suo modello di crescita economica dando nuova importanza al capitale umano Pechino, 15 maggio 2012 - La Cina investe nell&#8217;educazione per stabilizzare la sua crescita: puntare sul capitale umano è la nuova strategia di Pechino per consolidare la sua leadership mondiale nel nuovo millennio. Secondo i cifre ufficiali pubblicate in questi giorni, i lavoratori cinesi sono sempre più qualificati, grazie a una [...]]]></description>
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<p><em>Mentre i paesi europei adoperano misure di austerità per lottare contro la crisi, il Paese del Dragone reinventa il suo modello di crescita economica dando nuova importanza al capitale umano<span id="more-5531"></span></em></p>
<p>Pechino, 15 maggio 2012 -<strong> La Cina investe nell&#8217;educazione per stabilizzare la sua crescita: puntare sul capitale umano è la nuova strategia di Pechino per consolidare la sua leadership mondiale nel nuovo millennio. Secondo i cifre ufficiali pubblicate in questi giorni, i lavoratori cinesi sono sempre più qualificati, grazie a una migliore educazione</strong>. Ecco i dati. Il paese può contare su 120 milioni tra lavoratori qualificati, professionisti e impiegati di tipo manageriale, una cifra che equivale all&#8217;11% della forza lavoro nazionale. Ad oggi, si calcola che 1 lavoratore su 8 ha ricevuto un&#8217;educazione superiore, mentre nel 2008 il rapporto era di 1 a 10. <strong>Secondo il piano decennale di sviluppo 2010-2020, al termine di questo periodo un quinto della popolazione in età attiva avrà ricevuto un&#8217;educazione superiore, permettendo così di raggiungere i 180 milioni di lavoratori qualificati, ovvero il 16% della forza lavoro.</strong> Per raggiungere questo traguardo, <strong>Pechino ha stanziato nel 2010 un investimento pari al 12% del Pil, finanziando progetti rivolti all&#8217;educazione, alla salute ed alla ricerca e sviluppo</strong>.</p>
<p><strong>Liu Xin</strong>, docente presso l&#8217;Istituto di organizzazione aziendale e risorse umane della Renmin University, ha affermato che<strong> queste cifre indicano un passaggio da un modello di crescita focalizzato sugli investimenti e sul denaro a un modello orientato alla valorizzazione di competenze ed educazione</strong>. Liu ha spiegato che il rapido sviluppo del paese negli ultimi trent&#8217;anni si stato basato su massicci capitali monetari, ma il suo successo è stato determinato dalla presenza di una forza lavoro a poco prezzo. <strong>&#8220;Ora il governo ha realizzato la necessità di modificare il proprio modello di sviluppo e di sostenere questa crescita puntando sulla creazione e lo sviluppo di talento</strong>&#8220;. Il docente ha aggiunto che sebbene la Cina disponga dello staff di ricercatori scientifici più grande al mondo, ancora non riesce a tenere il passo sul piano della creatività e dell&#8217;innovazione. Il problema starebbe nel rapporto tra enti pubblici e imprese private:<strong> la Cina dovrebbe accettare il ruolo chiave del settore privato nel creare innovazione e quindi &#8220;creare un ambiente più favorevole per la crescita e lo sviluppo delle proprie risorse umane piuttosto che basarsi sull&#8217;importazione di tecnologie straniere&#8221;</strong>, ha concluso.</p>
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		<title>Guerra al falso made in Italy  Intesa Roma-Pechino contro i marchi truffa</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 14:48:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Gazzoni</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cina.quotidiano.net/wp-content/uploads/2012/05/chinesefakebrand02-300x201.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5481" title="Un'insegna che imita palesemente l'italiana Prada" src="http://cina.quotidiano.net/wp-content/uploads/2012/05/chinesefakebrand02-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a></p>
<p><em>Nelle strade di Pechino molte insegne invece dei caratteri cinesi riportano nomi come &#8220;Tosckany&#8221; e &#8221;San Marco&#8221;. Gli uffici della Italian Trade Commission nella capitale cinese collaborano con le autorità locali per smascherare queste frodi che danneggiano l&#8217;identità del made in Italy ma anche i consumatori cinesi<span id="more-5466"></span></em></p>
<p><em>di Valeria Gazzoni</em></p>
<p>Pechino, 14 maggio 2012 &#8211; <strong>Giovanni de Sanctis è a capo del Desk per la tutela della proprietà intellettuale della Italian Trade Commission di Pechino, ufficio gestito dal Ministero dello sviluppo economico. Nel 2011 ha iniziato a collaborare con le autorità cinesi per combattere i finti marchi &#8220;made in Italy&#8221;. </strong>Arrivato nella capitale due anni fa, de Sanctis dice di essere stato da subito colpito dal proliferare per le strade cinesi di insegne che si richiamano al Bel Paese con nomi comicamente &#8220;italianeggianti&#8221; ma, ovviamente, sconosciuti alle nostre latitudini. &#8220;Alcune aziende cinesi usano un marchio &#8220;italiano&#8221; per imbrogliare i consumatori, secondo loro il brand avrebbe una lunga storia e sarebbe nato in Italia, ma si tratta solo di un inganno commerciale&#8221;. </p>
<p><strong>Dopo un un anno di ricerche, de Sanctis ha presentato all&#8217;Ufficio statale per la proprietà intellettuale cinese una lista di 10 finti brand italiani diffusi in Cina. A questa sono successe altre due liste analoghe, una nell&#8217;ottobre 2011 e una terza nel febbraio 2012. In questo modo è iniziata una collaborazione Italia-Cina per smascherare queste truffe.</strong> Al momento, le autorità stanno lavorando sulle aziende incluse nella prima lista, alle quali chiedono di cancellare il marchio e tutte le forme promozionali ad esso connesse, mentre ai loro dirigenti sono state comminate multe e punizioni amministrative.</p>
<p><strong>A quasi un anno di distanza, però, gli altri due documenti non sono ancora stati presi in considerazione</strong>. De Sanctis, riguardo al ritardo con cui viene affrontato il problema, ha dichiarato che la<strong> responsabilità ultima riguardo a queste frodi spetti al governo e agli stessi consumatori cinesi</strong>, che dovrebbero tutelarsi di più, informandosi sulla vera identità dei brand che acquistano, invece che lasciarsi affascinare dall&#8217;appeal straniero di questi marchi: &#8220;tutto ciò che ho scoperto è di pubblico dominio, sono tutte informazioni che si possono facilmente reperire online sulle pagine ufficiali di queste aziende&#8221;.</p>
<p><strong>Gui Hua, avvocato pechinese che collabora con l&#8217;ufficio italiano, sottolinea che questo business sleale danneggia non solo l&#8217;immagine dell&#8217;Italia e dei marchi autenticamente italiani, ma anche gli interessi dei consumatori cinesi.</strong> Infatti, i prezzi degli articoli con falsi brand italiani possono arrivare a cifre assurde anche per il nostro mercato: ad esempio, secondo quanto riferisce il People&#8217;s Daily, un materasso della Isaiah, azienda che affermerebbe di essere italiana, costa più di 4000 euro.</p>
<p><strong>Questa scorciatoia è spesso garanzia di successo per i produttori cinesi</strong>, specie finchè esisterà una fascia di acquirenti disposta anche a spendere cifre da capogiro pur di ostentare la propria, recente, ricchezza. Lavorare per raggiungere alti standard qualitativi potrebbe essere una possibile soluzione alla piaga del &#8220;tarocco&#8221; nel mercato del Paese di Mezzo: infatti, <strong>dove il made in China è vincente, come in alcuni settori della tecnologia, i marchi cinesi viaggiano alla pari con i rivali occidentali e i casi di &#8220;falsa identità&#8221; del brand sono meno numerosi</strong>.</p>
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<p><a href="http://cina.quotidiano.net/2012/04/25/cina-china-pubblicita-marketing-brand-aziende-millward-brown/" target="_blank">Pechino lava più bianco! </a>: i brand vincenti del mercato cinese</p>
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		<title>Crisi Cina-Filippine: stop ai viaggi da Pechino  E tutto per colpa di un isolotto</title>
		<link>http://cina.quotidiano.net/2012/05/10/cina-filippine-crisi-isole-scarborough/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 12:36:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Zorloni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Cina e Filippine rivendicano entrambe la sovranità su un&#8217;isola del Pacifico, al centro di un&#8217;area ricca di pesce e di risorse naturali. Un importante accordo commerciale tra colossi dei due paesi potrebbe porre fine alla disputa, ma i politici dovranno accettare di mettersi da parte di Luca Zorloni (左 露珂) Pechino, 10 maggio 2012 - Le spiagge bianche dell&#8217;isola filippina di Palawan e delle sue 1.768 minuscole sorelle da paradiso perduto diventano [...]]]></description>
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<p><em>Cina e Filippine rivendicano entrambe la sovranità su un&#8217;isola del Pacifico, al centro di un&#8217;area ricca di pesce e di risorse naturali. Un importante accordo commerciale tra colossi dei due paesi potrebbe porre fine alla disputa, ma i politici dovranno accettare di mettersi da parte<span id="more-5385"></span></em></p>
<p><em>di Luca Zorloni</em> (左 露珂)</p>
<p>Pechino, 10 maggio 2012 <strong>- Le spiagge bianche dell&#8217;isola filippina di Palawan e delle sue 1.768 minuscole sorelle da paradiso perduto diventano proibito. A chiudere i cancelli sono tour operator e agenzie viaggi cinesi. E tutto a causa di un isolotto, Scarborough in inglese, Huangyan in mandarino, al centro della frattura diplomatica che sta dividendo Manila e Pechino, che ne rivendicano entrambe la piena sovranità</strong>. Il clima è talmente pesante che i colossi del turismo del Dragone, come l&#8217;operatore online Ctrip.com o Beijing Caissa International Travel Service Co. Ltd., hanno sospeso nel giro di poche ore i soggiorni esotici dei propri connazionali e garantito rimborsi a chi aveva già pagato il proprio tour. <strong>In Cina le Filippine sono diventate una meta da bollino rosso. D&#8217;altro canto i rapporti bilaterali tra le due nazioni sono da bollino nero.</strong> Martedì scorso il vice ministro degli Esteri cinese Fu Ying ha dichiarato che il suo paese non è ottimista circa la risoluzione della contesa suell&#8217;isolotto e che <strong>la Cina è preparata a rispondere a qualsiasi attacco delle Filippine se la situazione dovesse precipitare</strong>.</p>
<p>Ma cosa nasconde questo atollo? D&#8217;accordo, è un&#8217;oasi incontaminata, dominata dai resti di un&#8217;antica torre in pietra. Ma nessuno viene qui a fare turismo. Nelle acque della <strong>laguna triangolare delimitata dagli isolotti di Huangyan proliferano banchi di pesci e tanti altri nel mare intorno, facendo dell&#8217;area una delle mete predilette dei pescherecci del Paese di Mezzo.</strong> <strong>E sono stati proprio questi ultimi, avvistati lo scorso 8 aprile da un aereo militare filippino mentre calavano le reti al largo di Scarborough, a riaccendere le tensioni fra i due paesi</strong>. Manila spedisce subito una nave della Marina per ispezionare le barche civili del Dragone, rivendicando la sovranità dell&#8217;atollo che si trova a 140 miglia nautiche (230 chilometri) da Luzon, l&#8217;isola principale delle Filippine, dunque entro le 200 della Zona economica esclusiva sancita dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto di mare e sottoscritta da entrambe le nazioni . Pechino risponde con due fregate e un dispaccio in cui ribadisce che Huangyan è proprietà cinese: cartine geografiche del 1.279, compilate sotto la dinastia Yuan, testimonierebbero che i primi a mettere gli occhi (e le mani) sul piccolo arcipelago sarebbero stati i sovrani del Celeste Impero. In barba ai confini nautici insomma, in questo caso (e come per centinaia delle migliaia di atolli che punteggiano il braccio meridionale del Mare Cinese) il Dragone intende che sarebbe la storia a stabilire la sovranità.</p>
<p><strong>Se il muro contro muro si acuisce il Pacifico è a rischio operazioni militari: e tutto per un po&#8217; pesce? Nossignore. Pechino, Manila e tutti gli inquilini del Pacifico hanno messo gli occhi sulle ricchezze ben più golose, quelle naturali nascoste sotto i fondali. Gas, metalli, petrolio.</strong> E dire che <strong>gli imprenditori una soluzione l&#8217;avrebbero trovata</strong>:  l&#8217;8 maggio la filippina Philex Petroleum Corporation ha annunciato di voler chiudere un accordo con la cinese CNOOC (China National Offshore Oil Corporation, ndr) per la costruzione di piattaforme estrattive al largo del Mar cinese meridionale, in un&#8217;area disputata tra i due paesi, quella di Reed Bank, dove nei prossimi dieci anni i tycoon di Manila punterebbero a sviluppare il progetto Sampaguita per l&#8217;approvvigionamento di idrocarburi. Il costo dell&#8217;operazione è ancora  imprecisato, ma ammonterebbe a svariate decine di miliardi di dollari che la Philex non ha in cassa, così per portare a casa l&#8217;appalto con il Ministero dell&#8217;Energia la società di Luzon sarebbe alla ricerca di un partner con sufficienti disponibilità economiche. Come la CNOOC. Partecipata, lo dice il nome stesso, dai vertici di Pechino. <strong>I cinesi hanno fiutato subito l&#8217;affare ma ora il capitalismo di stato del Dragone si trova a un bivio: insistere nel braccio di ferro politico o fare un passo indietro per guadagnarsi una commessa miliardaria?</strong> E tutto per un isolotto, Scarborough, così ribattezzato nel 18esimo secolo dopo il naufragio di un mercantile inglese al largo delle sue coste: vuoi mai che il paradiso perduto, anzi proibito, sia un cattivo presagio.</p>
<p><a href="mailto:luca.zorloni@ilgiorno.net">luca.zorloni@ilgiorno.net</a></p>
<p>Twitter: @Luke_like</p>
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<p><a title="Pacifico solo nel nome: il controllo degli oceani dà grattacapi ai piani alti di Pechino" href="http://cina.quotidiano.net/2012/04/21/cina-guerra-esercito-armi-controllo-mari-oceano-pacifico/" target="_blank">La Cina alle grandi manovre nel Pacifico</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>La Cina conquista l&#8217;Africa con sit-com e tg:  Pechino esporta la televisione di Stato</title>
		<link>http://cina.quotidiano.net/2012/05/09/cina-tv-africa-cctv-televisione-kenya-media/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 09:27:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Zorloni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Operativi da gennaio gli uffici di Nairobi della CCTV, l&#8217;emittente di stato del Dragone, che ora mira a fare propri anche gli spettatori del continente nero. Con una strategia che guarda tutta ai palinsesti mobile. E&#8217; lo smartphone per accaparrarsi il piccolo schermo di Luca Zorloni (左露珂) Pechino, 9 maggio 2012 – HSL, “hic sunt leones”, era la sigla che i Romani facevano correre coast to coast sulle cartine geografiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cina.quotidiano.net/wp-content/uploads/2012/05/CCTV_Africa_logo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5329" title="Il logo di CCTV Africa, l'emittente locale della China Central Television" src="http://cina.quotidiano.net/wp-content/uploads/2012/05/CCTV_Africa_logo.jpg" alt="" width="480" height="272" /></a></p>
<p><em>Operativi da gennaio gli uffici di Nairobi della CCTV, l&#8217;emittente di stato del Dragone, che ora mira a fare propri anche gli spettatori del continente nero. Con una strategia che guarda tutta ai palinsesti mobile. E&#8217; lo smartphone per accaparrarsi il piccolo schermo</em></p>
<p><span id="more-5327"></span></p>
<p><em>di Luca Zorloni (<span style="font-family: Lucida Sans Unicode;">左露珂</span>)</em></p>
<p>Pechino, 9 maggio 2012 – HSL, “hic sunt leones”, era la sigla che i Romani facevano correre coast to coast sulle cartine geografiche dell&#8217;<strong>Africa</strong> nera. <strong>I cinesi l&#8217;hanno sostituita con CCTV, China Central Television</strong>. Dove scorrazzavano i leoni ora <strong>viaggiano le frequenze dell&#8217;emittente di stato di Pechino</strong>, che bracca i televisori ma anche pc, telefonini, smartphone e tablet, oggi 12 milioni nel continente ma destinati secondo l&#8217;istituto londinese Informa a diventare 265 entro tre anni. Un boom che fa gola. <strong>Dall&#8217;11 gennaio scorso a guidare le operazioni ci pensa un canale dedicato, <a href="http://cctv.cntv.cn/lm/africalive/01/index.shtml" target="_blank">CCTV Africa</a>, con sede a Nairobi,</strong> la prima fuori dai confini del Paese di Mezzo, 100 impiegati e un programma di un&#8217;ora interamente prodotto in loco in aggiunta al palinsesto in lingua inglese. E dove non arrivano le frequenze di Dstv, il maggior provider satellitare del continente e distributore di CCTV, <strong>l&#8217;hub orientale accumula spettatori via smartphone con i contenuti mobile del pacchetto “I love Africa”.</strong></p>
<p>La leggenda vuole che davanti al popolo affamato di Parigi Maria Antonietta abbia detto: “Se non hanno il pane, date loro brioche”. La Cina invece gli fornisce la tv. Buona o cattiva maestra. Nelle intenzioni dichiarate dei papaveri dell&#8217;emittente del Partito i palinsesti cinesi dovranno costruire “un ponte tra Pechino e l&#8217;Africa e favorire la reciproca conoscenza”, ma <strong>dietro il logo della CCTV si nasconde la testa d&#8217;ariete di un assedio mediatico ai canali americani</strong>, che trasmettono nel continente dagli anni Ottanta e hanno consolidato un&#8217;audience affezionata ai format a stelle e strisce. Serie tv, sit-com, telegiornali e documentari concorrono a un<strong> lifting all&#8217;immagine pubblica del Dragone</strong>, finora rappresentato da società petrolifere e di estrazione mineraria che corteggiano il potere (<a href="http://cina.quotidiano.net/2012/01/28/la-cina-pagala-nuova-sededellunione-africanaad-addis-abebainaugura-palazzoda-154-milioni/" target="_blank">vedi il caso del nuovo palazzo dell&#8217;Unione Africana ad Addis Abeba</a>, finanziato per intero da Pechino) per avere poi mano libera sulle materie prime del continente nero.</p>
<p>Dal <strong>2009 il Paese di Mezzo ha bruciato i rivali occidentali diventando il partner commerciale numero uno dell&#8217;Africa</strong>. E dopo aver esportato alimentari, beni di consumo e società, arriva il piccolo schermo. Lo ha suggerito il governo stesso: <strong>vendere all&#8217;estero i media <em>made in China</em></strong>, specie in aree strategiche come l&#8217;Africa, dove l&#8217;informazione del Dragone ha già affondato le proprie zampe. Come riporta il <em>New York Times,</em> l&#8217;agenzia stampa<strong><em> Xinhua</em> può contare su 20 uffici di corrispondenza</strong> sparsi nel continente, in Sud Africa è stata da poco aperta una casa editrice cinese e tra il 2004 e il 2011 numerosi addetti stampa dei governi africani hanno frequentato i corsi di relazioni pubbliche tenuti da docenti del Celeste Impero.</p>
<p>Ma perché le notizie corrano, servono strade su cui farle viaggiare. Come gli antichi romani, i cinesi fabbricano le rotte dei loro hub. E, guarda caso, di mezzo c&#8217;è ancora una volta un&#8217;azienda di Stato:<strong> la Huawei Technologies, partecipata dell&#8217;Esercito, che meno di un anno fa ha lanciato sul mercato africano Ideos, smartphone</strong> per sistema Android con una caratteristica particolare: <strong>costa “appena” 100 euro. Ed è di conseguenza diventato il più venduto in Kenya</strong>. Si sfiorano i 100mila pezzi per questo telefonino che all&#8217;occorrenza può diventare un hotspot wifi da 3 giga a cui connettere fino a 8 device. Una sorta di ripetitore portatile, per trasferire l&#8217;informazione fin nel cuore dell&#8217;Africa nera. I leoni, i leoni invece si sono trasferiti da tutt&#8217;altra parte.</p>
<p><em><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="mailto:luca.zorloni@ilgiorno.net">luca.zorloni@ilgiorno.net</a></span></span></em></p>
<p><em>Twitter: @Luke_like</em></p>
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<p><em>ARTICOLI CORRELATI</em></p>
<p><a href="http://cina.quotidiano.net/2012/01/28/la-cina-pagala-nuova-sededellunione-africanaad-addis-abebainaugura-palazzoda-154-milioni/" target="_blank">La Cina paga la nuova sede dell&#8217;Unione Africana</a></p>
<p><a href="http://cina.quotidiano.net/2012/04/18/cina-televisione-lingue-stranier/" target="_blank">La Tv cinese sempre più poliglotta, presto nuovi canali in lingua straniera</a></p>
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		<title>Cina al top mondiale anche nel beach volley:  Chen e Zhang battono di nuovo le brasiliane</title>
		<link>http://cina.quotidiano.net/2012/05/08/cina-top-beachvolley/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 11:26:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Gazzoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[    La coppia di atlete cinesi vince a Shanghai il secondo trofeo del World Tour di beach volley e si prepara alla prossima tappa, dove sarà di nuovo scontro al vertice con la squadra brasiliana   di Cristiana Mariani   Shanghai, 8 maggio 2012 &#8211; Due sorrisi contagiosi, sguardi molto attenti e colpi da far invidia alle ragazze che andranno a Londra per disputare le Olimpiadi di pallavolo. Le cinesi Chen [...]]]></description>
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<div><em>La coppia di atlete cinesi vince a Shanghai il secondo trofeo del World Tour di beach volley e si prepara alla prossima tappa, dove sarà di nuovo scontro al vertice con la squadra brasiliana<span id="more-5297"></span></em></div>
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<div><em>di Cristiana Mariani</em></div>
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<div>Shanghai, 8 maggio 2012 &#8211; Due sorrisi contagiosi, sguardi molto attenti e colpi da far invidia alle ragazze che andranno a Londra per disputare le Olimpiadi di pallavolo. <strong>Le cinesi Chen Xue e Zhang Xi si sono aggiudicate il primo Grand Slam di beach volley della stagione.</strong> Nella seconda tappa del World Tour, le due atlete cinesi bissano il successo di Brasilia e sul campo casalingo di Shanghai <strong>hanno di nuovo la meglio sul duo brasiliano formato da Talita Antunes Rocha e Maria Elisa Antonelli.</strong></div>
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<div>&#8220;<strong>Quella di Shanghai è una location che ci porta fortuna</strong> &#8211; spiega Chen Xue, che ha concluso la finale con qualche problema al piede destro -. <strong>Qui abbiamo vinto il titolo sei anni fa e ora ci siamo ripetute</strong>. Non siamo nelle migliori condizioni fisiche, ma quello che ci spinge oltre ogni difficoltà sono le nostre risorse mentali&#8221;. Xue e Xi sono teste di serie numero uno del ranking mondiale di beach volley e stanno dimostrando gara dopo gara di meritare davvero questa posizione. La coppia seconda al mondo, ovvero quella composta dalle due brasiliane Rocha e Antonelli, è stata battuta in due finali consecutive, ma non si sente di certo vinta. E nella prossima tappa del World Tour sarà ancora un&#8217;avvincente battaglia.</div>
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		<title>Islanda in affitto al cinese Huang Nubo  costruirà un resort ecologico in 5 anni</title>
		<link>http://cina.quotidiano.net/2012/05/07/cina-investe-islanda-huang-nubo/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 09:11:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Gazzoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo un anno di trattative, frenate dai timori su una prossima &#8221;invasione&#8221;, il governo dell&#8217;isola ha accettato la proposta del costruttore cinese Huang Nubo: prendere in gestione parte del suolo islandese per trasformarlo in una esclusiva località turistica Reykjavik, 7 maggio 2012 - L&#8217;anno scorso gli impedirono di acquistare una fetta di Islanda per farci un gigantesco eco-resort, ma ora per il tycoon cinese Huang Nubo si apre la possibilità di affittare una piccola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dopo un anno di trattative, frenate dai timori su una prossima &#8221;invasione&#8221;, il governo dell&#8217;isola ha accettato la proposta del costruttore cinese Huang Nubo: prendere in gestione parte del suolo islandese per trasformarlo in una esclusiva località turistica<span id="more-5221"></span></em></p>
<p>Reykjavik, 7 maggio 2012 - <strong>L&#8217;anno scorso gli impedirono di acquistare una fetta di Islanda per farci un gigantesco eco-resort, ma ora per il tycoon cinese Huang Nubo si apre la possibilità di affittare una piccola parte di quelle terre per 40 anni.</strong> Una commissione interministeriale ha esortato il governo a dare il via libera all&#8217;affitto di 2-3 chilometri quadrati, e non i 300 inizialmente richiesti, per costruire &#8220;hotel e varie strutture turistiche&#8221;. Il ministro dell&#8217;Industria, <strong>Oddny Hardardottir</strong>, non si è ancora pronunciato ma la decisione è attesa entro la prossima settimana. &#8220;Adesso stiamo parlando di un affitto e la dimensione è stata ridotta notevolmente&#8221;, ha sottolineato il portavoce del ministro, <strong>Thorir Hrafnsson</strong>.</p>
<p>L&#8217;anno scorso <strong>Huang, il 161esimo uomo più ricco della Cina, con un patrimonio personale valutato in 890 milioni di dollari, aveva proposto di acquistare 300 kmq di terreni disabitati</strong> (pari allo 0,3% della superficie totale dell&#8217;Islanda) a Grimsstadir, nella regione nord-orientale di Fjollum, per 10 milioni di dollari, con l&#8217;intento di investirne altri 200<strong> per costruire un mega eco-resort</strong>. <strong> L&#8217;operazione, tuttavia, venne bloccata dal ministro dell&#8217;Interno Ogmundur Jonasson</strong>, in base al fatto che la vendita di una tale porzione di territorio a uno straniero è legalmente vietata. <strong>Il progetto del tycoon cinese aveva suscitato qualche timore sull&#8217;isola</strong>: l&#8217;Islanda, infatti, grazie anche al progressivo scioglimento dei ghiacci e all&#8217;apertura di nuove rotte marittime, si trova in una posizione strategica fra l&#8217;Europa e il Nord America e viene vista come un potenziale hub per i cargo asiatici.</p>
<p>&#8220;L&#8217;accordo è vicino&#8221; ha detto oggi Huang, fiducioso, aggiungendo che i lavori sono pronti a partire verso la metà di giugno per concludersi già entro il 2017. &#8220;Non ho fatto altro che aspettare dopo che il parlamento aveva rifiutato la mia offerta, ma finalmente la mia pazienza è stata ripagata. &#8211; ha aggiunto &#8211; <strong>le autorità islandesi e i residenti conoscono l&#8217;importanza del mio investimento e del messaggio che manderebbe agli investitori stranieri</strong>. Per questo hanno fatto di tutto per rendere possibile il raggiungimento di un accordo&#8221;.</p>
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		<title>&#8220;The China Story&#8221;: il nuovo lifestyle cinese  lanciato nella fiction tv girata in Toscana</title>
		<link>http://cina.quotidiano.net/2012/05/04/cina-china-story-fiction-toscana/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 14:14:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Gazzoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; La fiction, prodotta da CCTV, promuove una figura di donna forte, caparbia e di successo e per farlo si trasferisce in Europa, tra la Toscana e Parigi con un budget altissimo e un cast ricco di personalità di Graziella Leporati Lucca, 4 maggio 2012 - The China Story è il titolo della fiction tv diretta da Kong Sheng e Li Xiue, prodotta dal colosso CCTV-1, il primo canale televisivo di Stato cinese, [...]]]></description>
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<p><em>La fiction, prodotta da CCTV, promuove una figura di donna forte, caparbia e di successo e per farlo si trasferisce in Europa, tra la Toscana e Parigi con un budget altissimo e un cast ricco di personalità <span id="more-5165"></span></em></p>
<p><em>di Graziella Leporati</em></p>
<p>Lucca, 4 maggio 2012 - <strong>The China Story</strong> è il titolo della fiction tv diretta da <strong>Kong Sheng</strong> e <strong>Li Xiue</strong>, prodotta dal colosso CCTV-1, il primo canale televisivo di Stato cinese, girata  nei mesi scorsi a Lucca e dintorni. Il direttore artistico è<strong> Cui Yongyuan</strong>, uno showman eclettico e carismatico, definito dalla stampa come il Fiorello cinese.</p>
<p><strong>La serie tv racconta trent&#8217;anni di vita di una donna cinese, a partire dalla sua infanzia in Italia</strong>. A tredici anni è nel nostro Paese, iscritta ad una esclusiva e costosa scuola privata, che poi dovrà lasciare a causa di improvvise ristrettezze economiche familiari. Si volta pagina: la protagonista è costretta a fare i lavori più umili e a lottare duramente, non dandosi mai per vinta, per riuscire a riscattarsi socialmente. Riuscirà ad inserirsi nel mondo della moda parigina, dove inizia una nuova fase della sua vita. Tornerà infine nel nostro Paese per imporre la sua nuova griffe e prendersi la sua rivincita morale.<strong> La scelta della Toscana non è casuale</strong>: una regione simbolo di bellezza, creatività, buon gusto ed eleganza, e, perfetta per il messaggio che i network vogliono sostenere. <strong>La fiction esalta infatti qualità come tenacia, talento, capacità di stare al mondo e  racconta un esempio di imprenditoria di successo, al femminile</strong>. <strong>Una storia a lieto fine che promuove</strong>, grazie all&#8217;immagine della Toscana e di Parigi, dove in parte si svolge la fiction, <strong>un nuovo lifestyle, ricco e vincente, ad uso e consumo dei cinesi</strong>.</p>
<p>Le previsioni sono che il prodotto televisivo<strong> sarà seguito da circa un miliardo di spettatori cinesi</strong>, che si appassioneranno alle vicende raccontate in ben 40 puntate.  Le <strong>riprese</strong> si sono svolte a <strong>Lucca</strong> (nel centro storico, alle Mura, a Ponte a Moriano, oltre che nei bar e ristoranti del centro) e a <strong>Prato</strong> (scene in interni in un&#8217;industria tessile e interni in una scuola privata). La serie è finanziata dalla <strong>Zhejiang Film &amp; TV Group</strong> e dallo <strong>Shandong Film Teleplay Production Center</strong>, ossia i più importanti gruppi cinematografici e televisivi in Cina, che hanno investito un <strong>budget di circa 14 milioni di dollari</strong>. Nel cast <strong>Yin Tao</strong>, una delle giovani attrici più popolari in Cina.</p>
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		<title>Non voglio più gli occhi a mandorla  cinesi dal chirurgo per somigliare agli occidentali</title>
		<link>http://cina.quotidiano.net/2012/05/03/cina-chiurgia-occhi-mandorl/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 08:58:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Gazzoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Milioni di cinesi ricorrono ogni anno alla chirurgia plastica per somigliare ai divi occidentali. I tratti distintivi della bellezza orientale vengono sacrificati per omologarsi ai canoni estetici nostrani, con costi altissimi e gravi rischi per la salute di Graziella Leporati Milano, 3 maggio 2012 – C’erano una volta gli occhi a mandorla. Tratti distintivi di una bellezza orientale che oggi sempre più donne, soprattutto cinesi, vogliono cancellare a colpi [...]]]></description>
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<p><em>Milioni di cinesi ricorrono ogni anno alla chirurgia plastica per somigliare ai divi occidentali. I tratti distintivi della bellezza orientale vengono sacrificati per omologarsi ai canoni estetici nostrani, con costi altissimi e gravi rischi per la salute<span id="more-5124"></span></em></p>
<p><em>di Graziella Leporati</em></p>
<p>Milano, 3 maggio 2012 – <strong>C’erano una volta gli occhi a mandorla</strong>. Tratti distintivi di una bellezza orientale che oggi<strong> sempre più donne, soprattutto cinesi, vogliono cancellare a colpi di bisturi per assomigliare ai modelli occidentali</strong>. La nuova frontiera della chirurgia estetica contagia l’Oriente e a dare il senso delle proporzioni di un fenomeno in costante crescita sono i numeri: <strong>ogni anno circa 3 milioni di cinesi ricorrono al chirurgo plastico</strong> per un totale di 1.7 miliardi di euro spesi; 200mila sono le persone coinvolte in questa industria, tra medici e infermieri; circa 300mila, invece, le persone che rimangono sfigurate o paralizzate a seguito di interventi non riusciti.</p>
<p>“Si tratta di una <strong>tendenza che negli ultimi anni è cresciuta notevolmente, anche tra le donne orientali residenti in Italia</strong> – conferma il dottor Alfredo Borriello, direttore dell’unità operativa di Chirurgia Plastica dell’Ospedale Pellegrini di Napoli – Non sono poche le pazienti che, provenendo dall’Oriente, si sono rivolte al mio studio per richiedere diversi interventi di chirurgia estetica tra i quali, aumento del volume del naso, ritocco della forma degli occhi ma anche quella di guancia e mento, per mostrare un viso meno tondeggiante e, quindi, più occidentale.” <strong>Tra il popolo orientale, infatti si è ormai imposto il canone di bellezza europeo-americano</strong>, rafforzato anche dal successo che la moda riscuote in tutto il mondo. E così, c’è chi è addirittura disposto a rischiare la propria vita pur di assomigliare al modello occidentale. “E’ un’ossessione che porta pazienti anche molto giovani a volersi trasformare a tutti i costi, a modificare completamente i propri lineamenti per assomigliare alle star holliwodiane più in voga del momento &#8211; continua il dottor Borriello – a questo va ad aggiungersi purtroppo il<strong> fenomeno sempre più dilagante delle cliniche low cost, spesso gestite da chirurghi improvvisati</strong> che il più delle volte non hanno alcuna esperienza nel settore, che danno vita a numerose operazioni non riuscite, che possono condurre anche alla morte&#8221;.</p>
<p>Dall’esperto arriva quindi un appello al buon senso: “A volte basterebbe imparare ad amarsi un po’ di più, a considerarsi creature uniche al mondo, a capire che <strong>l’omologazione anche fisica è innaturale e irrispettosa soprattutto verso se stesse</strong> -. osserva Borriello &#8211; La chirurgia non dovrebbe trasformare il nostro viso o le nostre forme, a meno che non si intervenga per limitare grossi difetti fisici che spesso causano complessi e disagi. Un’ossessione , a volte, può costare la salute”.</p>
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		<title>Hillary Clinton arriva a Pechino  Chen Guangcheng lascia l&#8217;ambasciata Usa</title>
		<link>http://cina.quotidiano.net/2012/05/02/cina-chen-lascia-ambasciata-clinton-a-pechino/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 10:11:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Gazzoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Dopo alcuni giorni trascorsi presso l&#8217;ambasciata americana a Pechino, Chen si trova in ospedale ed ha incontrato i suoi familiari. L&#8217;attivista per i diritti umani, avvocato autodidatta, era fuggito il 22 aprile dagli arresti domiciliari. La vicenda sta creando tensioni tra Cina e Usa, in coincidenza con la visita ufficiale del segretario di stato Hillary Clinton  L.Z. (左 露珂) Pechino, 2 maggio 2012 – Chen Guangcheng ha lasciato l’ambasciata americana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://cina.quotidiano.net/wp-content/uploads/2012/04/chen-guangcheng.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4979" title="Chen Guangcheng in un fermoimmagine del suo video diffuso su Youtube " src="http://cina.quotidiano.net/wp-content/uploads/2012/04/chen-guangcheng-300x229.jpg" alt="" width="300" height="229" /></a></p>
<div id="abstract">
<p><em>Dopo alcuni giorni trascorsi presso l&#8217;ambasciata americana a Pechino, Chen si trova in ospedale ed ha incontrato i suoi familiari. L&#8217;attivista per i diritti umani, avvocato autodidatta, era fuggito il 22 aprile dagli arresti domiciliari. La vicenda sta creando tensioni tra Cina e Usa, in coincidenza con la visita ufficiale del segretario di stato Hillary Clinton</em></p>
<p><span id="more-5085"></span></p>
</div>
<p><em> L.Z. (左 露珂)</em></p>
<p>Pechino, 2 maggio 2012 –<strong> Chen Guangcheng</strong> <strong>ha lasciato l’ambasciata americana a Pechino</strong>. <strong>Direzione ospedale Chaoyang</strong>, dove “l’avvocato a piedi nudi” è stato sottoposto a un check up sanitario e<strong> si è ricongiunto con la moglie Yuan Weijing e i figli</strong> di dieci e sei anni. Dopo sei giorni di scintille tra i governi cinese e americano per la presenza, prima sospetta, poi confermata, dell’attivista politico nella sede diplomatica a stelle e strisce, <strong>l’allerta diplomatica pare rientrare</strong>. Proprio <strong>in coincidenza dell’arrivo in Cina del segretario di Stato Usa Hillary Clinton</strong>, attesa per il Dialogo Economico e Strategico tra le due potenze. Si tratta di un vertice internazionale decisivo. Il caso Chen rischiava di farlo saltare in aria.</p>
<p><strong>L’avvocato</strong>, cieco dalla nascita e impegnato nella denuncia delle violenze legate alla legge sul figlio unico,<strong> lo scorso 22 aprile era riuscito a eludere la sorveglianza</strong> dei 66 poliziotti che 24 ore su 24 sorvegliano la sua abitazione nella provincia orientale dello Shandong e <strong>aveva fatto perdere le proprie tracce</strong>. Il<strong> 27 aprile</strong> <strong>si era palesato</strong> <strong>su Youtube con un video in cui chiedeva “giustizia e protezione per i suoi”</strong> al premier Wen Jiabao. In quelle stesse ore era circolata la notizia, poi confermata, che avesse trovato <strong>rifugio presso la rappresentanza diplomatica statunitense nella capitale cinese</strong>. La temperatura delle relazioni Cina-Usa era subito schizzata al calor bianco.</p>
<p>Inizialmente sembrava che l’attivista volesse chiedere asilo politico a Washington, ma da funzionari Usa in ambasciata oggi arriva la smentita. <strong>Ora alla Clinton tocca appianare le resistenze degli interlocutori cinesi</strong>. “Non possiamo accettare l’interferenza dell’America nei nostri affari interni. Gli Usa devono rispettare le norme internazionali, &#8211; ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Liu Weimin -. <strong>Adesso la Cina esige le scuse degli Stati Uniti</strong>”. <strong>Da funzionari Usa sono già arrivate rassicurazioni sul fatto che non si ripeteranno “incidenti” simili</strong>, ma le tensioni legate alla scomparsa dell’attivista si sommano ai mal di pancia di Pechino dovuti alle operazioni navali congiunte tra la Marina americana e quella filippina, quindi il segretario di Stato dovrà riannodare i fili di una politica estera tesa.</p>
<p>Dal canto suo<strong> la Clinton ha rimediato una “carezza” da Chen, che in una telefonata le avrebbe detto: “Vorrei baciarla”</strong>. L’avvocato al momento è ricoverato al nono piano dell’ospedale Chaoyang, dove è stato visto circondato da medici in camice bianco. Uno di questi, riferisce il corrispondente del quotidiano inglese The Guardian, stava riprendendo la scena con una telecamera. L’Ansa aggiunge che due poliziotti scortavano l’uomo e hanno impedito ai giornalisti di avvicinarlo. Secondo l’agenzia Xinhua, l’avvocato dai piedi nudi sarebbe andato in ospedale “di sua volontà”, informazione messa in dubbio dal suo amico e collega Teng Biao.</p>
<p>L’emittente americana Abc riporta invece che<strong> Chen è stato scortato in ospedale da Kurt Campbell</strong>, <strong>il vicesegretario di Stato Usa </strong>giunto a Pechino a inizio settimana, e<strong> da Harold Koh, consigliere legale del Dipartimento di Stato Usa.</strong> Sempre secondo fonti dell&#8217;Abc, moglie e figli sarebbero arrivati a Pechino in treno, accompagnati da funzionari cinesi, e in ospedale sarebbe presente anche l&#8217;ambasciatore Usa a Pechino, Gary Locke. <strong>Nebuloso ancora il futuro dell’avvocato</strong>. In queste ore il governo cinese ha preso l’impegno affinché <strong>Chen possa trasferirsi con i propri familiari in un “luogo sicuro”.</strong> Era una delle richieste che “l’avvocato a piedi nudi” aveva formulato nel suo appello video a Wen Jiabao e stando alle prime informazioni i piani alti di Pechino l’avrebbero accordata.</p>
<p><em><a href="mailto:luca.zorloni@ilgiorno.net">luca.zorloni@ilgiorno.net</a></em></p>
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<p><a title="Evade dai domiciliari Chen Guangcheng L’avvocato cieco scompare nel nulla" href="http://cina.quotidiano.net/2012/01/27/cina-chen-guangcheng-cieco-avvocato-piedi-nudi-evasione-domiciliar/" target="_blank">LEGGI LA NEWS DEL 27 APRILE SU CHINA CHANNEL  </a></p>
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